Se guardi in cielo e fissi una stella, se senti dei brividi sotto la pelle, non coprirti, non cercare calore, non è freddo ma è solo amore. ~ Kahlil Gibran ~
Lasciata sulla ghiaia la seggiola/entra ora circospetto nel frutteto/pesta poi calpesta il verde: l’audacia/rispunta che saldo lo fece in guerra
Benché canuto lancia gli zoccoli/coi piedi. A piedi nudi saggia, e più/e più, preme il tappeto vegetale/(lame di luce trafiggono rame/diversificando i colori in tinte/chiazzando di risalti in fine il suolo)/insiste insiste, a pistone: i talloni/riportano al talamo cervicale/ la frenesia delle radici/ che sempre fa crescere le erbe/ variamente solleticate/ dall’aria nelle ore diverse/ ……….. ……….. finali
Grugniti/ smorfie/ mani sulla testa/e volgersi a fissare una seggiola/ sul retro di casa, sui sassi, vuota./Un urlo a braccia alzate. Si snuda. Sbraita
Adesso scuote piante. Pesta frutti/Si ferma. Fin dalle viscere emette/col fiato il groppo delle contrazioni,/il poco cielo traguarda oltre i rami/Stropiccia una foglia, annusa le mani/lentamente ritorna alla seggiola
Le dita arano i capelli. Brividi
Raschia un canticchiare la voce roca/A palme aperte tasta più di un fusto,/s’aiuta a raccogliere gli zoccoli/torcendosi a fatica sulla schiena
E alla seggiola s’insacca spossato
Tra scintille e bujo agli occhi, ecco, il fante/ucciso! Usò bene la baionetta./Vorrebbe dirsi… giustificare ora,/ma spuntano lacrime non cercate
Raspava e intagliava seggiole, prima
Si calma. Mostra i denti (invidiabili)/Stacca un frutto e gode a gustarlo acerbo./L’altra mano raccoglie gli zoccoli/qua e là, li appaia e li calza tranquillo.