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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 23/01/2010 @ 15:14:52, in News, linkato 117 volte)

Fotografia

Ritratti

Il fotografo è nudo e le persone lo scoprono mentre scatta il click

Serie di ritratti: http://www.repubblica.it/2006/08/gallerie/spettacoliecultura/birthday-suit/1.html

Video: http://www.youtube.com/watch?v=1FMQL-qcsAQ&feature=related

Nato a Adria in Italia (1977)
Vive e lavora in Austria

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Di Admin (del 22/01/2010 @ 00:40:18, in News, linkato 187 volte)

 Teatro

La giovane attrice

 Marta Dalla Via

 

Per saperne di più cliccare:

http://www.myspace.com/martadallavia

http://www.giovaniartisti.it/marta-dalla/crocifissa-al-neon

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Di Admin (del 19/01/2010 @ 11:46:10, in News, linkato 120 volte)
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Di Admin (del 18/01/2010 @ 20:33:28, in News, linkato 79 volte)

EDITORIALE
I padroni degli Stati
di Ida Magli
Italiani Liberi | 11/01/2010

Dal sito:
http://www.italianiliberi.it/

Da molti giorni si discute di tasse: tagliarle, non tagliarle, con la conclusione, abbastanza assurda, che questo non si può fare, come ha detto Berlusconi, a causa “dell’eccessivo debito pubblico e dell’aumento degli interessi da pagare su questo debito”. Assurda nel senso che non si capisce perché mai il Governo abbia avanzato un’ipotesi del genere se non aveva intenzione di passar sopra al problema del debito pubblico e dei suoi interessi visto che questo ostacolo c’era ovviamente anche prima. Sarebbe stata finalmente l’occasione per discuterne con i cittadini invece di prenderli in giro con speranze inutili. Ma nulla. Non una parola sulle cause dei “debiti pubblici”, sull’aumento progressivo e inevitabile degli interessi da pagare su questi debiti, sulla sovranità monetaria consegnata dagli Stati alle Banche.
Tacciono tutti, però; non soltanto Berlusconi e Tremonti. Tacciono i Governi di tutto il mondo, che si trovano nelle nostre stesse condizioni, avendo demandato alle Banche il diritto di creare il denaro; tacciono i giornalisti di tutto il mondo che, pur sapendo, compilano diligentemente ogni giorno la loro brava rubrica di economia, senza mai il più piccolo accenno al problema dei problemi; tacciono i governanti degli Stati europei e non si azzardano ad aprire bocca neanche di fronte all’arrogante spudoratezza del Signor Trichet, governatore della Banca Centrale Europea, il quale afferma, evidentemente con la certezza di poter mentire quanto vuole, che sarebbe sbagliato addossare ai banchieri le colpe della crisi economica! E’ questa, con tutta evidenza, l’immediata reazione di rabbia di un potente banchiere al piccolo passo d’indipendenza compiuto da Obama, non per riappropriarsi della sovranità monetaria (non sia mai), ma soltanto per restituire ai cittadini americani, impedendo che i guadagni vengano intascati con ricchi bonus dai banchieri, almeno una parte dell’immenso fiume di denaro dei contribuenti che è stato speso per salvare le grandi banche dal fallimento. In Italia, poi, tace anche quella “Opposizione” cui non va mai bene niente e che, come al solito, ha condannato il Governo perché non mantiene la promessa di abbassare le tasse, ma dell’assurda “anomalia” del debito che lo Stato ha nei confronti della Banca Centrale Europea non parla; e tanto meno parla dei ricchi per eccellenza – i Banchieri – che dovrebbero essere i suoi maggiori nemici. Silenzio, silenzio, silenzio…
La cosa più grave, però, è che politici e giornalisti non permettono neanche ai singoli cittadini di discutere di questo argomento. Non appena qualcuno ci prova, scatta appunto quella strategia del “silenzio”, adottata da tutti, che è la forma moderna di censura, molto più grave e più efficace nell’attuale mondo dell’informazione planetaria, di una censura dichiarata ed esplicitamente coercitiva in quanto se una notizia non viene “raccolta” e ripetuta passando da uno strumento di comunicazione all’ altro, è inesorabilmente condannata ad una morte peggiore della morte perché, quale che sia la sua importanza, ne viene negata l’esistenza. Si può dedurre, dunque, dal silenzio mondiale che circonda la questione della sovranità monetaria, che le Banche sono le uniche, vere padrone del mondo. Possiedono, nella precisa accezione tecnica del termine “possedere”, tutti gli Stati, mentre politici e giornalisti svolgono la funzione di servizio, in qualità di gestori, del Potere finanziario. E’ a causa del silenzio da parte di tutti che si è creata l’idea di una “cospirazione”, di un “segreto”. Idea che fa comodo soltanto ai detentori del Potere. Non esistono né cospirazioni, né segreti: la realtà è questa. Punto e basta.
Esistono, però, da diversi anni, ed hanno numerosissimi lettori, malgrado il silenzio che li accompagna, innumerevoli libri, saggi, articoli, dedicati alla questione monetaria e al sistema delle banche; così come esistono numerosi Siti internet dedicati a questi problemi, anche se politici e giornalisti fingono di ignorarli non citandoli mai. A questo proposito bisogna riconoscere, a vanto degli Italiani, allenati da duemila anni a lottare con la sola arma dell’intelligenza contro le sopraffazioni del Potere, che l’Italia è forse la Nazione più viva e battagliera in questo campo, soprattutto da quando, all’approssimarsi della rinuncia alla moneta nazionale con l’introduzione dell’Euro, si sono formati movimenti, partiti, comitati pronti a combattere fino all’ultimo sangue. Credo che soltanto l’Italia, fra tutte le Nazioni d’Europa, si sia presentata alle elezioni con un Partito dal bellissimo e inequivocabile nome di “ No Euro”. E’ noto a tutti lo strenuo sforzo compiuto dal Professor Giacinto Auriti, con la sua straordinaria competenza, per informarci, per esortarci, per inculcarci l’idea che “ce la potevamo fare”, addirittura realizzando concretamente una moneta a latere dell’euro. Se mi è permesso ricordarlo (più che altro per fare coraggio a me stessa in un momento di così grave incertezza), anch’io ho fatto il poco che mi era possibile, scrivendo innumerevoli articoli contro l’adozione dell’euro, polemizzando con incontri di persona e sulla stampa, alla radio, alla televisione con tutti i politici, i giornalisti, i professori universitari, i Vescovi e i Cardinali con i quali ero in contatto; pregando l’allora Cardinale, Prefetto della S. Congregazione della Fede, Ioseph Ratzinger di tenere lo Stato del Vaticano fuori dall’Euro così da segnalare all’opinione pubblica dell’Europa e soprattutto ai politici italiani, la non accettazione da parte della Chiesa del primato economicistico quale “valore” assegnato all’UE. Ho tentato, infine, con la forza della disperazione, di convincere Alberto Sordi, uniti come eravamo dallo stesso innamoramento per l’Italia, di “salvare la Lira”, invece di innalzarle un monumento come aveva deciso di fare; l’ho supplicato di impegnare in questa straordinaria “Grande Guerra” il suo nome, l’immensa fama che si era conquistato nel mondo. Ma tutto è stato inutile. La bravura dei traditori delle Patrie, delle Nazioni, dei Popoli, che hanno progettato l’unificazione-distruzione dell’Europa impadronendosene attraverso la nuova moneta, è stata soprattutto quella di usare a piene mani l’enorme massa di denaro, denaro nostro, di cui sono in possesso, per diffondere la convinzione che l’Euro era un “Destino”, un destino al quale sarebbe stato fatale sottrarsi.

La battaglia per il recupero della sovranità monetaria, tuttavia, è continuata anche dopo l’adozione dell’Euro, ed è andata anzi sempre più intensificandosi mano a mano che cresceva la consapevolezza della frode bancaria. La bibliografia sull’argomento è ormai fittissima, con molte traduzioni in italiano dall’inglese e dal francese e molti saggi scritti direttamente da tecnici dell’economia ed esperti italiani. Degna di nota soprattutto l’opera dei fondatori del Comitato di Liberazione Monetaria, seguaci e continuatori degli studi di Auriti (purtroppo scomparso nel 2006) con l’obiettivo, fra l’altro, di “ restituzione allo Stato del monopolio di battere la sua moneta attribuendone la proprietà ai cittadini”. Uscire dall’Euro non significa uscire contemporaneamente dall’UE in quanto già altri Stati ne fanno parte pur non avendo adottato la moneta unica (Gran Bretagna, Svezia, Danimarca) e la possibilità di una tale uscita è prevista dal Trattato di Lisbona. Possiamo e dobbiamo dunque lavorare per ora in questa direzione anche se l’obiettivo vero non può non essere il recupero dell’indipendenza e della libertà politica dell’Italia, con l’abbandono totale dell’Impero fraudolento e tirannico dei Banchieri.

Ida Magli
17 gennaio

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Di Admin (del 14/01/2010 @ 23:42:24, in La gaia scrittura, linkato 86 volte)

DEL SALUTO E DEL SUO SEGUITO

di Aldo il Monticiano

Buongiorno, buonasera, buonanotte che sono usati normalmente come saluti augurali o di commiato a volte possono anche non essere tali. Oppure essere male interpretati sia da chi li rivolge sia da chi li riceve. Allora come ci si deve comportare?…non lo so…posso soltanto cercare di comprenderne gli intendimenti. Io personalmente saluto, per esempio, amici, conoscenti, negozianti, commessi, commesse e cassiere dei supermercati e dei negozi dove abitualmente mi reco, gli operatori ecologici - ex netturbini già scopini - che cercano di mantenere pulite le strade che sono percorse, gli abitanti del fabbricato in cui risiedo anche se li vedo raramente. A questo proposito mi rammento di un fatto accadutomi circa 23 anni or sono: rientravo a casa con mia moglie verso le 19.00, quando appena entrato nell’androne vedo scendere dalle scale un tale, che non avevo mai notato prima d’allora, dall’aspetto giovanile, ben vestito, sorridente e che saluto con un cortese e sonoro “buonasera!”. Lui, sempre sorridendo, mi ringrazia, saluta e se ne va. Apro la porta di casa e che vedo? Sparsi nel corridoio, già preparati per “essere prelevati e volar via”: il mio stereo completo di giradischi, radio, registratore e due casse acustiche; una pianola elettrica, una macchina per scrivere elettrica ed ancora una piccola radio-transistor. Per non parlare poi della casa sottosopra, degli abiti, della biancheria gettati in terra e calpestati e del furto di tanti piccoli oggetti d’oro, ricordi di mia moglie, oltre ad una bottiglia dal collo largo colma fino all’orlo di monete da 500 lire che a lei faceva piacere mettere da parte. Passato lo shock mi è tornato in mente il tale che avevo visto scendere le scale poco prima il quale, sotto la giacca, aveva un rigonfiamento che copriva con le sue mani. Probabilmente la bottiglia delle 500 lire era là e nelle sue capaci tasche c’era tutto quello che aveva potuto sottrarre. Naturalmente ho sperato che non se la fosse presa troppo per essere stato interrotto da noi durante la sua “operazione di prelevamento” e che comunque abbia gradito il mio cordiale saluto.
Gli incontri quasi quotidiani sono quelli che faccio casualmente da circa 40 anni nelle strade intorno alla zona dove risiedo con la mia famiglia. Il fabbricato che comprende la mia abitazione, suddiviso in quattro scale, è composto di circa 92 unità immobiliari - abitazioni, magazzini, negozi ed uffici - ed i proprietari si riuniscono ogni due o tre mesi nelle rituali assemblee condominiali alle quali partecipano però soltanto quella minima parte necessaria per arrivare alla maggioranza dei millesimi di proprietà. Io, pur non essendo un condomino ho partecipato, quale delegato del proprietario dell’abitazione che occupo, a numerose di queste assemblee in occasione delle quali ho avuto la possibilità di conoscere alcuni di questi condomini. Tra loro un tale alto, baffi e capelli grigi, magro, occhialuto, taciturno, di cui non ricordo né il nome né il cognome, che partecipa sempre alle assemblee e che incontro spesso per strada. C’incrociamo, mi guarda, lo saluto e lui non risponde neppure con un cenno. Sarà muto? Sordo? No, perché una mattina l’ho visto che chiacchierava animatamente con un mio amico che conosco da oltre quindici anni, della stessa mia età e delle mie stesse idee politiche. Sono passato proprio vicino a loro, ho salutato: il mio amico ha risposto molto cordialmente, lui zitto, un pesce! Mi sono detto: vuoi vedere che lui, benché non so come ne sia a conoscenza, ha idee politiche completamente opposte alle mie? Neanche per sogno perché un giorno ha acquistato dallo stesso mio edicolante un quotidiano che va ancora più in là di come la penso io. Da me interpellato il medesimo edicolante mi ha informato che il “silente” acquista da anni sempre quello stesso giornale. E allora? Mah! Gli devo stare molto sulle …cosiddette e non ne conosco il motivo. A volte percorro una strada dove affacciano numerosi fabbricati: uno solo di questi ha sempre il portone aperto davanti al quale sostano due settantenni, o giù di lì, i quali sono frequentemente immersi in animate ma pacifiche conversazioni. Quando sto per superarli uno dei due, il meno alto, il più rotondo, capello e pizzetto brizzolati, con gli occhi che brillano e con un ampio sorriso mi saluta cordialmente. Io nell’allontanarmi ricambio il saluto e mi chiedo: ma chi è? Non riesco a ricordarmi chi è. Eppure ogni volta che c’incontriamo, accade spesso perché anche lui dovrebbe abitare in zona, mi saluta ed io faccio altrettanto senza, però, riuscire a capire di chi si tratta. Perfino due giorni addietro nel salutarmi al “buongiorno” ha aggiunto “caro dottore”! Chissà per chi mi scambia. Io, posso quasi giurarlo, non lo conosco. Sarà qualcuno che si vuole divertire?
Sempre durante il percorso di quelle strade vicino la mia abitazione incontro un altro amico -credo abbia più d’ottanta anni - il quale, unitamente alla moglie, viene spesso da queste parti per fare la spesa. Non appena mi vede, anche se è lontano - almeno la vista deve averla ottima, mentre per il resto, be’, dovremmo fare un controllo per sapere chi è primo in classifica - si ferma, blocca la moglie accanto a sé, con fare autoritario mi fa cenno con la mano di avvicinarmi e appena mi trovo a portata d’orecchie mi “ammolla” un monologo impetuoso cianciando tra i più svariati argomenti: dove ha lavorato, le opere (?) che ha compiuto, la politica - il suo punto di vista opposto al mio - le sue altissime (?) e molteplici (?) conoscenze in ogni campo. Insomma un pozzo senza fine di scienza e conoscenza. Ho provato sempre ad interromperlo, ma non ci sono mai riuscito: le mie opinioni, il mio parere non gli interessano minimamente. Anche la moglie che evidentemente lo conosce bene, cerca di fermarlo ma lui, dopo averle lanciato un’occhiata “fulminante”, la “stoppa” perentoriamente e prosegue nel suo soliloquio. Ad un certo punto, evidentemente per mancanza di fiato, si ferma e, con un filo di voce mi dice che: “ proseguiremo in un successivo incontro il nostro dialogo”. Ma se non mi ha mai fatto aprire bocca, io vorrei sapere: quando abbiamo “dialogato”? Adesso però, quando esco da casa e quindi dal portone, mi guardo bene intorno, mi munisco di un binocolo per poterlo scorgere anche a chilometri di distanza e, appena ne intravedo la sagoma, mi dirigo nella direzione opposta.
Ecco quindi i motivi per cui: A) al “silente” non gli rivolgo il saluto; B) al “buontempone” glielo ricambio e al “logorroico”, poiché lo evito, glielo tolgo.
*******
Da circa due mesi non incontro più né il “silente”, né il “buontempone”, né il “logorroico” e neppure il “prelevatore”. Questo ultimo spero sinceramente che si stia godendo le sue “meritate vacanze” in quell’ameno luogo di Roma denominato Rebibbia. Andrebbe bene anche Regina Coeli. Per gli altri tre invece credo sia per una questione d’orario. Voglio dire, mentre in precedenza circolavo nelle vicinanze della mia abitazione dalle 10.00 a.m. fino verso le 11.00, adesso ho anticipato “l’ora d’aria” -a proposito di luoghi ameni- alle 9.30 sempre a.m. Mi auguro di cuore che non sia accaduto qualcosa di spiacevole perché, lo ammetto, sono preoccupato. Chissà se anche loro si staranno chiedendo come mai non mi hanno più incontrato. Staranno in pensiero? Non mi farebbe piacere se solo pensassero che io…….(è d’uopo il gesto scaramantico).
In tema di saluti ed incontri due brevi episodi.
Una mattina ho incrociato durante il mio solito tragitto una ragazza. Circa venti anni, bellina, alta quanto me (?), tutta affannata, la quale appena mi ha visto mi ha fermato dicendomi
=Scusi è più di mezz’ora che sto girando in cerca dell’ufficio postale e non mi riesce a trovarlo. Mi dice per favore da quale parte devo andare? Mi avevano assicurato che era qui vicino
Io sorrido beffardamente e le faccio, forse con un tono troppo perentorio
=Volti le spalle
Lei, quasi spaventata
=Ma perché?
=Così vedrà l’isola del tesoro
=Senta io non ho mica voglia di scherzare
=Ma io non scherzo. Basta che lei giri lo sguardo e potrà leggere un bellissimo grosso cartello
La bellina si volta e rimane di stucco. Proprio di fronte a lei c’è il suo desiderato ufficio postale
=Porca…mi scusi. Ci sono passata davanti perlomeno tre volte. Ma come ho fatto a non vedere quel cartello?
=Questo non lo so, però le assicuro che ci sta da oltre 30 anni. Io abito qui nei pressi e ci vengo molto spesso, sarà stata un po’ distratta
=Lei è troppo gentile. Altro che un po’ distratta, ho l’impressione che mi sto rimbambendo
=Considerata la nostra rispettiva età ritengo che questa sensazione appartenga più a me che a lei. Ora la saluto e le auguro buona fortuna
=Peccato che vado di fretta, devo andare in ufficio, mi avrebbe fatto piacere prendere un caffé insieme
=La ringrazio, basta il saluto. Arrivederci e…occhio ai cartelli
=Non me ne lascerò scappare nemmeno uno da oggi in poi. Grazie e…ciao
=Ciao.
Trascorsi pochi giorni mi ferma un uomo di una certa età abbigliato con la caratteristica tenuta da turista. Infatti, è straniero e qui arrivano i dolori. Riesco a capire che è un olandese, non parla neppure mezza parola d’italiano e mi mostra in continuazione una carta stradale indicando con le dita il “disegnino” del Colosseo. Fin qui ci siamo: vorrebbe visitarlo. Il problema è come farcelo arrivare perché da dove ci troviamo al luogo dove lui vuole arrivare ci sarebbero almeno due o tre chilometri di distanza. Provo a chiedergli se parla inglese - come se io lo parlassi - e meno male che scuote la testa, sorride e con un movimento delle spalle mi fa capire che gli dispiace, ma non sa neppure che “roba” sia. Ho evitato una brutta figura. M’infondo coraggio e, a gesti come si fa per le ombre cinesi, cerco di spiegargli la strada da percorrere indicandogliela sulla sua carta stradale facendo inoltre volteggiare le mie mani a destra e a manca. Sembro un vigile urbano sulla pedana agli incroci intento a dirigere il traffico. L’”orange” - mi sembra che gli olandesi, almeno nel gergo calcistico, sono così soprannominati - mi fa ripetuti cenni di aver capito: beato lui. Io penso proprio che, almeno per 24 ore, non riuscirà a visitarlo il Colosseo. Mi ringrazia ripetutamente e, a mo’ di saluto, da quel colosso che è - ecco perché vorrebbe vedere il “monumentone” - mi stringe la mano così calorosamente che ne ho sentito il “ricordo” per tre giorni.

http://viadellapolveriera.blogspot.com/


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Di Admin (del 09/01/2010 @ 22:56:41, in La gaia scrittura, linkato 89 volte)

IL MARCHINGEGNO - Seconda edizione

di Aldo il Monticiano


Dicesi marchingegno un arnese di complessa struttura, complicato ma anche munito dei requisiti necessari per il suo indispensabile utilizzo.
Ma chi ha detto che è indispensabile? E’ stata promulgata una legge al riguardo? No e allora?
Io, infatti, fino a cinque mesi fa, mi sono sempre opposto a volerne maneggiare uno e ho resistito fino all’estremo. Mi sono sentito come quel soldato giapponese che - unico al mondo - per moltissimi anni ha ignorato, penso volutamente, che la guerra nel ’45 fosse finita e continuava a restare nascosto nella giungla durante l’attesa del nemico.
Dietro una forte insistenza di mio figlio il quale già mi suppliziava da qualche tempo, ho alzato bandiera bianca e mi sono arreso. Causa: un momentaneo ricovero ospedaliero. Ecco per quale motivo dovevo essere continuamente in condizione di essere contattato e di poter contattare. Addio pace e tranquillità.
Come milioni di cittadini sono entrato anch’io, purtroppo, a far parte della “famiglia dei cellularisti”.
E non finisce qui: sempre per ordini ricevuti devo portarmelo appresso anche quando sono fuori casa.
Mi sento ridicolo e capisco il perché. Prima che mi fosse appioppato il mio marchingegno - io non ne volevo sapere - mi divertiva molto il fatto di incontrare persone che, camminando per strada, sembravano parlare ad alta voce con se stessi. Ai primi impatti, quando li incrociavo sul mio cammino vedendo che addirittura gesticolavano, cambiavo marciapiede e svicolavo poi, col passare del tempo mi accorgevo che, camminando, parlavano anche ad alta voce, con uno o due fili che fuoriuscivano dalle loro orecchie e allora capii che non erano pericolosi.
Per non parlare poi dello spettacolo che era offerto soprattutto da persone di una certa età anche superiore alla mia - e sì che io ne ho circa 80 - le quali allo squillare del loro apparecchio prima si guardavano intorno per capire se lo squillo li riguardava oppure no e poi iniziavano una “importantissima ed inderogabile” conversazione a base di… “come stai? – che mangi a pranzo? – ieri sera che hai visto in TV? – che dici me lo compro quel vestito? – tu adesso dove stai? – io sto sul bus e fra poco scendo – sì, va bene, ci sentiamo più tardi – un bacione”…
Si spiega così perché quando esco da casa lo porto con me a passeggio, nascosto in tasca e, ove mai dovesse vibrare - mi hanno persino messo in funzione il “vibratore” - e poi mettersi a suonare io non faccio altro che girare lo sguardo intorno con aria interrogativa e vedere “l’effetto che fa”. Risponderò a tempo debito, sempre se riuscirò a capire chi mi ha chiamato. Mi hanno istruito su come fare per sapere questo, quello e altro ancora ma evidentemente qualcosa dentro di me si rifiuta di collaborare.
Esiste, è vero, la cellulare-dipendenza (da Neologismi Quotidiani di Adamo e Della Valle). Sms, telefonate, pettegolezzi da rivelare il prima possibile senza aspettare di tornare a casa; la “cellulare-dipendenza” non abbandona gli italiani neanche quando sono al volante (Sicilia, 25 ottobre 2001, p.9, In Italia – Nel Mondo).
Mi si dice “è il progresso, bellezza”. Già, devo prenderne atto, occorre rassegnarmi come ho già fatto per altri marchingegni.
Giorni fa mi sono intenerito e quasi commosso nel vedere un uomo, avrà avuto circa sessanta anni, che stava facendo una telefonata ad uno di quegli apparecchi di nuova generazione ancora installati in alcune zone della città, coperti da una piccola cupola in plexiglas.
Non so se funzionano ancora a gettone oppure occorre usare qualche altra cosa - forse una parola magica? - ma io ritengo che siano ancora utili.
Stavo quasi per fermarmi accanto a quel signore, congratularmi con lui e stringergli la mano. Avevo incontrato un “compagno di sventura”!
Se e quando ne incontrerò qualcun altro gli chiederò se vorrà far parte di una costituenda “Associazione per il ripristino e la valorizzazione del telefono fisso” tanto che male può fare un’associazione in più o in meno.

http://viadellapolveriera.blogspot.com/ 


 

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QUEL VENERDI' DI LUGLIO, DI PRIMO MATTINO, MENTRE ANDAVO AL MERCATO PER COMPRARE OTTO ETTI DI ALICI DA FARE GRATINATE - Seconda edizione

di Aldo il Monticiano

Premessa
Mi piacerebbe parlare a quattr’occhi con chi inventa proverbi quali, ad esempio: “il buon dì si vede dal mattino” ed anche “le ore del mattino hanno l’oro in bocca”.
Antefatto
Il giorno prima, giovedì, avevo letto sul PC una ricetta di cucina sulle alici gratinate e, parlandone in casa, avevamo deciso che l’indomani l’avremmo sperimentata giacchè trattavasi di faccenda semplice e sbrigativa.
Avevamo tutto l’ingrediente salvo appunto le alici delle quali io ero e sono rimasto sempre molto ghiotto.
Il fatto vero e proprio
Esco da casa bello fresco e pimpante - quanto può esserlo uno che è vicino agli 80, che spera di arrivarci e magari di superarli - giro l’angolo della via che mi avvicina al mercato, quando noto un gran trambusto dettato dalla presenza di numerosi autocarri bianchi, un gruppo piuttosto consistente di persone tutte molto affaccendate intorno sia agli autocarri sia alle attrezzature necessarie per riprese cinematografiche, questo è ciò che ne deduco io. Mi domando come mai lavorano così di buon mattino ma, evidentemente, avranno dei buoni motivi. Non mi fermo a guardare così come invece si attardano a fare alcuni curiosi, quando, fatti alcuni passi, vengo fermato da una giovane signora la quale mi fa
=Scusi può attendere qui un attimino?…
A me già sentire la parola “attimino” mi fa rabbrividire, ma decido comunque di accontentare la giovane signora che in quel momento sta parlottando con un tale seduto in una poltroncina pieghevole, entrambi con i loro occhi rivolti verso la mia direzione. Mi giro un paio di volte per capire se i loro sguardi vanno verso qualcun altro ma né addietro, né avanti, né accanto a me esistono altri esseri viventi - sia umani che non. Pochi secondi appena e la giovin signora ritorna sui suoi passi e mi chiede
=Lei ha un po’ di tempo a disposizione?
=Bé veramente stavo andando a comprare delle alici per poi portarle a casa e…
=Sa perché glielo chiedo?
=No ma se indovino c’è un premio?
=Le piace scherzare vero?
=Ogni tanto specialmente alla presenza di belle signore…
=Grazie. Vede io sono l’assistente del regista…
=State girando un film?
=Veramente è una soap, sa cos’è?…>
=No sto parlando delle soap-opera a puntate, quelle che trasmettono le TV …
=Quale TV, la RAI?
=No, la stiamo girando per quel grosso gruppo di tv private che si chiama…
=Ho capito ma non le vedo
=Ha delle remore al riguardo?
=Remore no ho dei reumatismi vanno bene? Chissà forse sono parenti
=Sa che lei è un bel tipo?
=Sa che direi di non essere proprio un bel niente? Anzi un po’ sveglio sì
=Mi ascolti, purtroppo qui si va un po’ di fretta altrimenti mi farebbe piacere dialogare ancora con lei ma veda io l’ho trattenuta qui perché - ne ho avuto conferma dal regista - lei ha una figura che incarna perfettamente uno dei personaggi della soap che stiamo girando e…
=E allora?
=Allora le dispiace se le faccio alcune domande?
=Direi di no sperando però di fare in fretta altrimenti le mie alici non m’aspettano e se ne tornano in mare
=Lei è partita IVA?
=No io sono partita MINA, mi piace di più come canta
=Intendevo dire se è titolare di una partita IVA
=Sì avevo capito, sono un vecchio pensionato a riposo e non lavoro ma so rendermi utile specialmente quando devo andare a comprare le alici, ma per il momento mi pare che non se ne fa niente
=Non c’è problema, le chiedevo questo perché avremmo bisogno di lei per farle interpretare una piccola particina in questo lavoro che stiamo girando, naturalmente con un compenso non vistoso ma soddisfacente, basterà che lei, al termine della sua prestazione, firmi una ricevuta e…
=Prima di firmare sarebbe opportuno che io riscuota non crede?
=Senza dubbio, ci mancherebbe altro
=L’ho voluto precisare perché una sessantina di anni fa mi è capitata una cosa del genere, in teatro però e, al termine della tournee, l’impresario della compagnia teatrale si “dette alla fuga” lasciandomi con un pugno di mosche in mano
=Ah! meglio ancora! Quindi lei se ne intende di spettacolo. Bene, bene…
=Mica tanto. Di spettacolo no ma di come vanno certe faccende nella vita sì
=Stia tranquillo. Noi adesso le facciamo indossare un costume adatto, la trucchiamo giusto per esigenze della ripresa perché per il resto lei ha le physique du ròle
=Veramente io ho soltanto molta fretta per via delle alici…
=E’ tutto a posto, giriamo la scena alla quale deve partecipare e poi potrà andare libero dove crede, d’accordo?
=Va bene. Lei che ne dice? E’ meglio che telefoni a casa per avvisare che le alici tarderanno un po’
=Certo, certo. Venga con me che le consegno un telefonino e le presento anche il regista. Dopo che avrà telefonato la farò parlare anche con i due famosi protagonisti principali li vede? Li conosce eh?
=Non ho avuto il piacere
=Ma come? Stanno sempre in TV, hanno preso parte a centinaia di puntate di varie soap…
=E dalle! Le ho detto prima che non ho mai visto, non vedo e non vedrò mai quel genere di…
=Mi dispiace, lei è uno dei pochi…
=…fortunati, sì è il termine esatto
=Che burlone. Venga appresso a me, ecco, questo è il telefonino e questo è il copione. Quando legge il nome GUGLIELMO, che sarebbe lei…
=Non possiamo usare il mio di nome?
=Lei come si chiama?
=PASQUALE
=No, non va bene con l’ambientazione della soap, ma possiamo procedere anche senza il copione. Quando sarà sul set, inquadrato dalla camera, lei potrà parlare al cenno del regista, è tutto molto semplice. Adesso vada, si cambi, si faccia truccare e poi torni da me. Ci vediamo
Dopo oltre un’ora cominciano a girare una scena dove compare la coppia dei due famosi protagonisti principali: lei una bella stangona tipo pivot nella pallacanestro, con tutti gli attributi che le competono - veri o rifatti non compete a me l’accertamento - lui un fustone biondo che per quanto mi pare di capire ha altri interessi…Affari suoi, ognuno prende la via che più desidera. Solo io non riesco ancora a prendere la via del mercato per comprare le alici. La faccenda però si fa sempre più complicata perché le ore passano, il regista si sbraccia, sbraita, strepita, urla tante di quelle male parole verso i due “famosi protagonisti principali”, così assortite e pittoresche che io non ho mai sentito, eppure ne conosco…No, non sono quelle tradizionali. Deve averle inventate lui per l’occasione. Sono quasi le tredici quando passa nei pressi una mia coetanea che vedendomi conciato in modo un po’ particolare - vecchio costume inizio ‘800 - per di più truccato, mi chiede che cosa sto facendo. L’incontro spesso nei negozi da me frequentati quasi quotidianamente e quindi le rispondo scherzando che sto “dandomi al cinema, al teatro e alla TV” scegliere! Le chiedo se vuole un autografo, lei sorridendo mi chiede se sono impazzito! Allora ne approfitto e le dico se va al mercato e se mi può comprare otto etti di alici che le voglio fare gratinate. Mi dice di sì e si avvia. Dopo tre quarti d’ora ritorna e m’informa, con mio sommo gradimento, che pur avendo chiesto a circa una ventina di banchi del pesce, di alici neppure l’odore. Alle dieci erano già finite. Se volevo potevo acquistare qualcosa scegliendo nella famiglia dei cetacei: balena, capidoglio, pesce martello, squalo ecc. Ma solo fino alle quindici perché il mercato a quell’ora chiudeva i battenti. Non l’ho neppure degnata di una risposta. L’ho ringraziata, l’ho salutata e sono tornato nei pressi del caos. Cerco inutilmente di farmi notare dalla “giovin signora assistente del regista” facendo gesti disperati ma è tutto inutile. Verso le 16,30 - otto ore dal mio passaggio mattutino, forse sarebbe stato meglio starsene in casa - furtivamente e di corsa si avvicina l’assistente e mi sussurra nelle orecchie che la scena nella quale i due “famosi ecc.ecc.” stavano esibendosi - da oltre sette ore e circa 48 ciak - era “nel momento culminante”…sì, aggiunsi, ”del finale travolgente si fumarono zazà”…ma io sto ancora quà… e che cavolo! Finalmente alle cinque “de la tarda” tocca a me! Il regista, senza più un filo di voce, riesce a farmi capire che devo entrare, fare un inchino verso i due “famosi ecc.ecc.” e dire con voce altisonante: “IL PRANZO E’ SERVITO” Eseguo, per mia e sua fortuna, una sola volta - non credo perché l’abbia detto molto bene piuttosto lui non ne poteva più e altrettanto dicasi di me. Mi ha fatto cenno di andarmene ma prima di togliermi il costume di scena ho cercato l’assistente, l’ho trovata, mi ha dato il “conquibus” che mi spettava, ci siamo scambiati i saluti - al regista soltanto facendo ciao, ciao con la manina - e me ne sono tornato a casa senza dire “arrivederci”. Appena rientrato i miei mi hanno chiesto com’era andata la pesca di alici a Fiumicino (da Roma Km.30).
FU COSI’ CHE QUEL GIORNO NON MANGIAI ALICI GRATINATE

http://viadellapolveriera.blogspot.com/

 

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Di Franca (del 07/01/2010 @ 23:39:08, in News, linkato 103 volte)

 

                         Aldo il Monticiano

Autore di racconti ironici e spassosissimi ricchi di costume e di vita vera vissuta che ho incontrato nel web per caso.

Visitare il suo blog per credere!

http://viadellapolveriera.blogspot.com/

 

 

 

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Di Admin (del 07/01/2010 @ 22:37:58, in News, linkato 74 volte)

Musica

Ieri pomeriggio si è svolto il concerto di chitarre a Villa Orsini di Scorzé (Ve). L’incontro si è svolto nella rassegna “Salotti musicali in Villa Orsini” per iniziativa del Gruppo Musicale di Scorzé e la collaborazione dell’Assessorato alla Cultura del comune di Scorzé.
Il presidente M° Davide Nicolosi e il vicepresidente Emanuele Zanta sono stati i principali promotori della manifestazione a cui ha dato prestigio la presenza del M° Tommaso De Nardis titolare della cattedra di chitarra al conservatorio Benedetto Marcello di Venezia dal 1985 al 2009.
Il concerto è stato la prova finale di un progetto didattico e di approfondimento di studio per allievi e concertisti.
Per la parte di approfondimento tecnico e didattico hanno partecipato giovanissimi allievi dei maestri dell’associazione, con brani di Mozart, Carcassi, Molino .
Per la parte concertistica, a cui hanno partecipato allievi “anziani” e ex allievi, ora diplomati, del M° De Nardis, sono stati eseguiti brani di Vivaldi, Sor, Ayala, Scarlatti, Rodrigo, R.Dyens, Bach, Paganini, R.Gallo, Pachelbel, Sparks.
Ora che ho concluso con le notizie doverose perché importanti per i partecipanti, mi permetto una nota da ascoltatrice:
La musica era splendida e l’esecuzione superba, degna dei migliori auditorium, da parte dei concertisti esperti.
Altrettanto degna l’esecuzione dei bambini per bravura e tenerezza nelle piccole incertezze.
Ho assistito a un piccolo gioiello di iniziativa locale che ha tutte le carte in regola per esprimersi e diffondere la musica classica per chitarra nel mondo .
Spero di poter aggiungere un audio- video prossimamente.

Franca Fusetti

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Di Admin (del 07/01/2010 @ 14:10:59, in News, linkato 90 volte)

Dipinto di CARLO PRETI

 

 

 

 

 

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 Ciao

Franca

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