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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di Franca (del 24/03/2007 @ 17:47:52, in Poesia, linkato 399 volte)

Donna
Dalla stradina sbuchi Sulla via pedalando Leggera e agile nel vento Che ti acconcia i danzanti capelli
Ti fa bella In sella alla bici Lieve di gravità e d’attrito Come uccello ti libra
Non più donna sei Protesa alla meta Ma albatro che svetta Dalla paccottiglia urbana
Di Franca (del 09/03/2007 @ 11:44:34, in Poesia, linkato 419 volte)
Un brano di poesia di Antonia Susan Byatt tratto da pag.296 del romanzo Possessione Ed. G.E. l'Espresso-La Biblioteca di Repubblica
“Dell’umida spiaggia del mondo due forme inanimate giacevan sulla riva, lambite dalle acque, sollevandosi appena all’alzarsi dell’onda, poi scivolando senza moto proprio. Tronchi sradicati, giacevano, semplici forme Di frassino e olmo, privi di verdi chiome Ma non del tutto morti, forse, anzi nutrendo Un alito di vita al centro Dei lignei cerchi del tronco. ( Cerchi di anni non vissuti dal legno nuovo ma anni sempiterni un passato presente destato alla vita dalla mano del tempo come increspature sull’acqua nuova degli stagni).”
Sanremo: Il festival della canzone.
Lo vide distrattamente negli anni seguenti. Ogni anno apparve ai suoi occhi sempre più come un vecchio teatrino in disuso. Ma quella sera, guardando la tv in una delle puntate del festival, fu per lui un continuo martellare di alcune note di una canzone. Arrivò seconda quella canzone e lui pensò che avrebbe ricordato per sempre quelle note perché era l’anno in cui si era trovato li, a due passi dalla pedana esterna al teatro. Qualcuno aveva detto che, andare al festival della canzone non voleva dire necessariamente andare al Teatro dove si svolgeva la manifestazione, ma anche e solo respirare l’atmosfera che si diffondeva a Sanremo in quel periodo particolare per la città. Flavio lo provò ed ora ripensandoci, si disse che era comunque valsa la pena l’averlo fatto, anche se il comportamento di una sorpresa Marta fu contraddittorio ed a tratti offensivo. Aveva la sua seicento gialla con il serbatoio pieno ed un sabato mattina partì verso Sanremo con il cuore che batteva, un certo timore che non si sapeva spiegare ed il piede schiacciato sull’acceleratore. Marta lavorava lì quel fine settimana. Fra un mistero ed un altro glielo aveva detto. Gli disse al telefono che aveva avuto una “dritta” (come le chiamava lei), dall’agenzia con la quale era in contatto nella sua città. Assieme alla sorella Giulia, dopo un viaggio a suo dire apocalittico, ora si trovava nella città dei fiori, in pieno festival. Flavio stabilì subito un record personale: arrivò in poco più di quattro ore, trovò sulla strada il ghiaccio, la neve e persino la nebbia! La nebbia nella riviera ligure. Al casello d’uscita di Sanremo riuscì a scorgere una scritta a caratteri cubitali che diceva: “Benvenuti nella città dei fiori!” Immerso nella nebbia com’era, non ne vide uno di fiore ma si sentiva comunque elettrizzato all’idea di essere lì a respirare quell’atmosfera. Marta quando si capacitò (dapprima non ci credeva, era una sorpresa), del fatto che Flavio era effettivamente a Sanremo lo riempì di insulti. Flavio non credette alle sue stesse orecchie, lì per lì rallentò un poco poi rallentò ancora, finchè fermò l’auto in parte alla strada. Un autobus di linea gli strombazzò dietro. Quella era una fermata! Rimise in moto e si spostò, nel frattempo gli si era attaccata alle mani una strana convulsione, il cuore gli batteva aumentando l’ansia. La scena (nel dramma di Flavio), fu in realtà comica poiché lui ora sentiva distintamente anche Giulia, la sorella di Marta, che in sottofondo insultava la stessa: “..aho Marta.. che ‘glie stai a dì?” “.. ma è Flavio?.. stai a scherzà?.. Marta.. ma nun t’accorgi..”, “.. era ‘na sorpresa che voleva ‘fatte..”. Flavio allora si imbufalì. Difeso da sua sorella? Chiuse la chiamata non prima di avere comunicato a Marta che se ne andava via, poi click. Mise in moto l’auto e sgommando invertì la marcia, nuovamente in direzione dell’entrata all’autostrada. Voleva spegnere il cellulare ma non lo fece. Non rispose alle chiamate continue ed esasperanti di Marta. In un paio di chilometri compiuti all’inverso, gli tornarono in mente tutti i sacchetti dai marchi firmati che Marta la settimana prima raccoglieva dalla sua auto. Erano pieni di vestiti, scarpe ed accessori vari che Flavio si era premunito di comperarle; l’aveva sentita incerta sul cosa mettere a Sanremo e.. detto, fatto, aveva come mai intaccato pesantemente il portafoglio affinchè Marta avesse tutto ciò che desiderava “…’Sta stronza…”, “…E no che non ti rispondo… vaffan…”. Si! Non sarebbe più tornato indietro. Stavolta era deciso. Marta non lo voleva tra i piedi. Stando a quel pur breve colloquio, Flavio le aveva invaso la vita. No! Non lo fece. Non tornò indietro. Rivelò invece a se stesso tutta la sua debolezza. Rispose alla ennesima chiamata, si rifermò nuovamente con l’auto al lato della strada. Marta lo implorava di scusarla, di tornare in città che si sarebbero visti ed in qualche modo spiegati. Qualche minuto più tardi parcheggiò su di un largo marciapiede del lungomare di Sanremo, sotto le palme, in divieto di sosta (con rimozione permanente), strisciando la macchina su di un paracarro a sinistra e sfiorandone un’altra sulla destra, ma aveva già fatto di peggio. Aveva chiesto ad un vigile dall’aspetto severo se poteva invertire la direzione della macchina per avviarsi in un senso unico vietatissimo. Per apparire più convincente si spacciò spudoratamente per uno dell’organizzazione del festival. Il vigile, visto l’individuo dalla faccia stralunata ed osservata l’auto gialla del tipo “antinebbia” gli credette al punto che fermò il traffico congestionato di quell’ora e fattagli strada, fece ampi gesti a Flavio di passare (?). Sceso dall’auto, chiese ad un turista straniero dove fosse il teatro, il festival della canzone e questo, con una certa sorpresa gli fece un segno poco convinto. Si avviò velocemente verso quella direzione, nervoso, con un senso di nausea, le mani di nuovo tremanti ed il presagio di qualcosa che non sapeva ben definire, forse perchè tutto gli faceva presagire uno scontro od un finale alla storia. Incontrò Marta vicino alla nota passerella allestita per l’occasione proprio davanti al teatro. La cosa fece contrasto. L’atmosfera di festa del luogo, i drappeggi, le scritte luminose a colori e, per contro, l’arrivo di Marta che, decisa, indifferente a tutto e tutti lo puntava. Lei lo salutò freddamente e andò subito all’attacco definendolo un pazzo. Spiegandogli che, in un primo momento, quella faccenda le aveva fatto una bruttissima impressione. Fango su di lui. La mossa di Flavio gli era sembrata di puro controllo sulla sua persona e che per questi motivi lei se l’era presa. “Ecco il presagio di prima…” Pensò Flavio mentre gli batteva forte il cuore e faceva di no con la testa a Marta. Lei, dura nelle sue posizioni, continuava a parlare e parlare ancora. La musica diffusa all’esterno del teatro apparve come una colonna sonora, Marta era l’attrice di un malinconico film. Flavio ad un certo punto guardò da un’altra parte. Si scostò un poco da lei che allora si fermò nel parlare e lo osservò strana. Lui allora interrompendola, le disse che ripartiva, che lei non aveva capito nulla. Marta allora passò alla seconda fase del suo piano: la provocazione, l’incidente probatorio. Gli chiese a bruciapelo se per lui la storia fra loro fosse importante o no! Per lui! Senza lasciare a Flavio la possibilità di rispondere, affermò che per lei lo era importante… e tanto, affermando poi che questa vicenda non doveva intaccare per nulla la loro storia. Dopo la ramanzina fatta al “discolo” Flavio, Marta lo aveva evidentemente “perdonato” per quella “maracchella” che le aveva combinato. Lui, spossato, le rispose con una certa sufficienza che valutasse lei la cosa. Gli disse con un calmo timbro di voce di considerarlo per ciò che le aveva fin lì dimostrato e se non fosse bastato quello... allora… pazienza. La notte prima, lui l’aveva vista in televisione, nel dopofestival. Lei faceva la parte di una falsa spettatrice che “casualmente” formulava una domanda ad un cantante ospite; il tutto ovviamente preparato a tavolino dalla regia. A notte fonda, lui che aveva capito il trucco, le aveva mandato un messaggio di complimenti per come aveva ben “recitato”. Marta poco dopo gli aveva risposto che era contenta che lui l’avesse vista, che anche sua madre l’aveva chiamata, le chiese se per caso lui l’aveva registrata ma lui non sapendo di questa partecipazione di Marta all’evento televisivo, non aveva predisposto nulla. Ma già la solita domanda ed i dubbi si ripresentavano nella testa di Flavio. Questo episodio di Marta in televisione se lo ricordò solo la sera, in auto mentre tornava verso casa; avrebbe voluto chiedergli delle cose a proposito della trasmissione, curioso di sapere come era andata a finire che se l’era ritrovata a tutto schermo, con un vestito che non ricordava di avergli mai visto addosso. C’era invece cascato, un’altra volta. Si allontanarono dalla passerella fuori dal teatro. Fecero due passi per Sanremo, su invito di Marta stessa che ora concedeva qualche minuto del suo prezioso tempo a questo spento Flavio. Lei al contrario, zampettante sui suoi tacchi, sorridente come da copione (ricordate l’attrice di prima?), vestita com’era da hostess di una compagnia telefonica in lancio. Ecco cosa era andata a fare con la sorella a Sanremo, ecco la “dritta” di cui gli parlava con un certo fare misterioso nei giorni precedenti.
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Come sempre per Flavio tutto finì in un lampo, la classica bolla di sapone. Lei parlò di un periodo di vacanze, aveva intenzione di passare un po' di tempo con lui, gli chiese addirittura di informarsi per una certa località della quale aveva sentito parlare, ci sarebbero andati insieme. Marta in realtà se lo girò e rigirò nella griglia come una salsiccia, condendo il piatto con battute ed improvvisazioni, se lo lavorò con la consueta consumata esperienza di donna di mondo. Flavio, lasciandosi andare, le elargì un contributo in denaro, aveva previsto già dalla mattina che lei ne avesse bisogno. Lei nell’accettare, ricevette una sberla morale da Flavio. Lo capì Marta? Lo capì mai? Nel frattempo era passata quasi l’intera giornata. Lui si ritrovava ora sulla strada del ritorno ed aveva una certa fame ma al mangiare non ci pensava affatto. Lo alimentarono i sentimenti contrastanti, i pensieri biforcuti che iniziavano in un modo per finire in un altro, le sue incertezze cosmiche intervallate da prese di posizione nette, sicure ma false. Era Marta, la doppia Marta. La Marta che davanti al Teatro affermava che quella storia con lui per lei era molto importante, e la Marta che al telefono una mezz’ora prima lo copriva di insulti. L’auto di Flavio superò i monti dell’appennino raggiungendo le colline più in là verso la pianura. Lui vide un’uscita dell’autostrada con le scritte di paesi a lui ben noti, paesi dove correva sudato e felice con la sua bicicletta solo l’estate prima. Lo assalì il magone ed i nervi gli cedettero. Ebbe uno sfogo, spuntarono delle lacrime. Provava vergogna di se stesso, vergogna per quello che si era fatto dire da Marta senza aver la forza di contrastarla più di tanto. Eppure la mattina mentre correva verso di lei pensava di fare una bella cosa… pensava ad una sorpresa che avrebbe costituito un motivo in più di unione con Marta. Superò la crisi, si sentiva comunque innamorato di Marta, solo non gli era andato giù quello sfogo della mattina. Durante l’intero viaggio di ritorno, Marta (attraverso i messaggi al cellulare), sfoderò il più ampio repertorio di scuse, di attestati d’amore, di fiori e fioretti da addobbarci una chiesa per un matrimonio culminando alla fine con un classico e sacrosanto: “…non ci crederai ma… non mi era mai capitata una cosa così bella… ti assicuro ‘Flà…”. A questa conclusione in grande stile di Marta seguì un orgasmo di sensi di Flavio, non nuovo a queste pullulazioni mentali ed inoltre già ridotto ad uno straccio per le tensioni vissute quel giorno. Anche se la stanchezza lo prendeva sempre più non aveva alcuna importanza, vedeva davanti a se Marta che comperava rose per regalargliele, quella Marta che lo abbracciava forte premendosi su di lui, guardandolo con occhi espressivi, quella Marta che cercava il suo sostegno quando non si sentiva bene, quella Marta che ora, malgrado quello che era successo, gli era ancora piantata nel cuore. Il festival? Quella restò per Flavio l’ultima edizione.
Di Franca (del 22/02/2007 @ 18:19:15, in News, linkato 286 volte)
Arte
All’Associazione Culturale e Galleria d’Arte Verifica 8+1 di Mestre, nel Febbraio scorso ho visitato l'esposizione delle opere di Roberto Antico : “I legni del Po”. Sono composizioni astratte realizzate con i “legni” rinvenuti alla foce dei fiumi, negli scanni del Delta del Po.
Ne riporto le mie impressioni: Roberto Antico mi ricorda Paul Klee. " Sono legni che hanno vissuto nelle vie fluviali, nelle correnti litoranee e che le maree hanno voluto depositare sui mutevoli arenili deltizi a testimonianza di una Storia, di un filo di Arianna. Un percorso che si ricongiunge al nodo originario. Le opere sono frammenti di un divenire vegetale partecipe della molteplicità della natura. Spazio, tempo e intervento umano vi sono racchiusi, tanto da intravedere negli anelli concentrici il reflusso di gorghi e nella prospettiva delle linee verticali, le incisioni inflitte dal vomere nella campagna addomesticata e in quelle orizzontali, limiti imperscrutabili. L’artista traspone la forma. Ricompone l’oggetto restituendolo alla sua storia originaria di essenza naturale e generatrice trasfigurandola in significati poetici”. Franca N. B. Sono impressioni totalmente personali. I riferimenti risentono di letture delle divulgazioni editoriali di settore.
Un brano di poesia di Antonia Susan Byatt a pag.296 del romanzo Possessione che evoca gli stessi temi:
“Dell’umida spiaggia del mondo due forme inanimate giacevan sulla riva, lambite dalle acque, sollevandosi appena all’alzarsi dell’onda, poi scivolando senza moto proprio. Tronchi sradicati, giacevano, semplici forme Di frassino e olmo, privi di verdi chiome Ma non del tutto morti, forse, anzi nutrendo Un alito di vita al centro Dei lignei cerchi del tronco. ( Cerchi di anni non vissuti dal legno nuovo ma anni sempiterni un passato presente destato alla vita dalla mano del tempo come increspature sull’acqua nuova degli stagni).”
Di Franca (del 10/02/2007 @ 13:43:45, in Poesia, linkato 422 volte)
Poesia di Giovanna Manzolli Modonesi
Fradelo Burligiù
Quando ca-t’iè rivà infin la scala l’ha cantà sot’i to passi, l’ha.t’sentì? E dai fnestre spalancà a t’è gnù incontra a farte ssiera el to mondo da ‘na volta: La vale, tuta dostirà, l’ara col pustisso d’co da l’orto, la strena del clinton, el salze storto ormai seco carolà. A t’iè gnu zò, fradelo Burligiù, par vedre la to zente restà chi a sentir ancora, a-sigar col galo? l’ultima cariola, a vardar’el sole, alvars’su da Po bonora lu, el sole, ostia del Signore su’n altare d’acqua corentiva, e in sul calar dla sira. dosfarse in spala à la risara sfogonà Sentà con nantri sul foglaro dla baraca (adesso la cusina l’è el tinelo) e t’ha supià la cana drio smorsarse e insieme ai stele a s’è inpissà el stupin di arcordi: un rosari lungo cargo do misteri tribulà. Na stamisà do fati d’imbrusuri dosmentgà d’arzri ruti ogni San Martin e numi numi… un lunari intiero perso par i fossi del destin. Ogni sira a t’ha magnà el saore, e t’ha vardà me mama in tla curnisa. Ogni sira a t’ha dostacà el brustlin in t’el parolo e po, col cuore immagonà, in pressia e t’ha sercà qualcossa in t’l’ultima faliva del stisson. Cossa, fradelo Burligiù?…
Poesia di Giovanna Manzolli Modonesi
Per un breve periodo, ho svolto una attività di accoglienza turistica in Borgo Polesinino, piccola frazione che al tempo era assimilata alla località di Oca Marina. E' stata un'interessante esperienza che ho vissuto con piacere. Di quel periodo conservo la descrizione di alcuni itinerari che illustrano e danno indicazioni della zona estesa fra i fiumi Po di Gnocca o di Donzella, il Po di Goro e la costa. Penso che possano essere ancora di utilità per chi voglia visitare il luogo od anche solo per semplice illustrazione.
| N? |
Itinerario |
Tipo |
KM |
Mezzo |
| 1 |
Foci Po di Gnocca e Po di Goro...[vedi] |
S N |
24 |
A o B |
| 2 |
Sacca di Goro, Goro, Bosco della Mesola,...[vedi] |
S N C |
50 |
A o B |
| 3 |
Sacca di Scardovari, Foce Po di Tolle, I...[vedi] |
S N |
65 |
A o B |
| 4 |
Cà Vendramin, San Basilio, Ariano P., Ad...[vedi] |
N C |
80 |
A |
| 5 |
Pomposa, Comacchio, Ferrara o Ravenna...[vedi] |
C N |
170 |
A |
| 6 |
Santa Giulia, Marina 70, Cà Dolfin, Pole...[vedi] |
S N |
80 |
A |
| 7 |
Po di Maistra, valli, Porto Levante, Chi...[vedi] |
N |
100 |
A |
| 8 |
Foci Po di Pila, Busa di Scirocco, di Dr...[vedi] |
N |
22 |
A e M |
| 9 |
Vie d'acqua - passeggiate a cavallo...[vedi] |
S N |
- |
Ba Ca |
>>> Legenda S = Sportivo N = Naturalistico C = Culturale A = Automobile B = Bicicletta Ba = Barca M = Motonave Ca = Cavallo |
| Tipo: Sportivo Naturalistico |
| Contenuti: Paesaggi e Ambiente, Bird-Watching,osservazioni botaniche, spiaggia. |
| Mezzi: Auto o Bicicletta |
| Percorso: 24 KM a/r |
 A 100 mt dalla Casina si percorre l'argine destro del Po di Gnocca fino alla prossimità delle bocche, si prosegue sull'argine a mare fino all'argine sinistro del Po di Goro. Da tale argine si può ammirare il faro di Goro o del Bacucco e le foci del Po.  Con un traghetto si può raggiungere il faro e la spiaggia sullo scannone di Goro. Il traghetto funziona sempre su chiamata telefonica (per usufruire del servizio di ristorante) e nel periodo estivo con passaggi ad ogni ora (senza chiamata).  Per il ritorno si percorre l'argine sinistro del Po di Goro fino a Gorino Veneto e si ritorna alla Casina lungo la Provinciale. [vai all'indice degli itinerari]
| Tipo: Sportivo Naturalistico, Storico Culturale |
| Contenuti: Paesaggi e Ambiente, Bird-Watching, osservazioni botaniche, edifici storici. |
| Mezzi: Auto o Bicicletta |
| Percorso: 50 KM a/r |
 Si raggiunge l'abitato di Gorino Veneto e si oltrepassa il ponte di barche sul Po di Goro (Eventuale breve deviazione a Gorino Ferrarese). Si prosegue fino a Goro (mercato ittico e porto). Si raggiunge la riserva naturale del Bosco della Mesola (daini, cervi, uccelli vari, lecci, farnie, carpini e flora endemica), la cui visita è consentita a piedi o in bicicletta (noleggio).  Si prosegue verso l'abitato di Bosco e si raggiunge la SS Romea verso Mesola, in cui si può ammirare l'interessante castello del XVI secolo (residenza estiva degli Estensi). Si oltrepassa il Po di Goro sulla Romea e si devia a destra poco dopo verso Porto Tolle. A Ca' Vendramin si può visitare il Museo della Bonifica. Ritorno ad Oca. [vai all'indice degli itinerari]
| Tipo: Sportivo Naturalistico |
| Contenuti: Paesaggi e Ambiente, bird-Watching, osservazioni botaniche, spiaggia. |
| Mezzi: Auto o Bicicletta |
| Percorso: 65 KM a/r |
 Si percorre l'argine destro del Po di Gnocca fino al ponte di barche di Santa Giulia, che si attraversa per proseguire sull'argine sinistro fino alle foci.  Si costeggia tutta la Sacca di Scardovari, lungo la quale oltre alle osservazioni ambientali ed ornitologiche si intuisce una grande presenza vitale legata alla attività di pesca dei mitili e delle vongole. Si giunge a porto barricata, punto di attracco di numerose barche per la pesca sportiva d'altura.Si può raggiungere la spiaggia nell'isola della Barricata oltrepassando il Po di Tolle con un ponte pedonale. [vai all'indice degli itinerari]
| Tipo: Naturalistico, Storico Culturale |
| Contenuti: Paesaggi, Ambiente, Archeologia, Storia |
| Mezzi: Auto |
| Percorso: 80 KM a/r |
 Si parte in direzione della Romea, giunti a Cà Vendramin si devia sulla sinistra (via del Campo) per raggiungere l'argine sinistro del Po di Goro, che si percorre lungo le belle ed ampie anse. Sempre sull'argine si oltrepassa Rivà e si giunge a San Basilio, dove si può visitare il Centro Culturale con reperti archeologici di epoca romana e la Chiesetta del X secolo. Si ritorna sull'argine del Po di Goro e si prosegue verso Ariano P., incontrando dopo un paio di Km la Quercia pluricentenaria.  Ariano P. testimonia di essere un insediamento urbano di una certa importanza già nel XVI sec. Con le numerose Chiese. Di particolare interesse la cittadina di Adria e il Museo Etrusco. [vai all'indice degli itinerari]
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del Delta del Po
09/09/2010 @ 7.15.36
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