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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 29/04/2010 @ 23:35:10, in La gaia scrittura, linkato 54 volte)

     di Aldo Il Monticiano

in  http://viadellapolveriera.blogspot.com/

Tempo fa morì un mio caro amico. Benchè non coetanei c’eravamo conosciuti più di venti anni prima e avevamo legato quasi subito. Aveva circa novanta anni, era vedovo, padre di tre figli e nonno di un’infinità di nipoti. Le doti che mi avevano colpito in lui erano la sua sincerità e generosità non disgiunte da una modestia ed umiltà senza pari. Mi aveva confidato, senza provare alcuna vergogna – e perché mai avrebbe dovuto? - di aver frequentato le scuole fino alla quinta elementare e di aver smesso di studiare per andare a lavorare col padre e i fratelli. Del fatto di avere solo la licenza elementare sembrava per lui come se si trattasse di una bandiera da sventolare, ne era persino orgoglioso. Fosse stato un tipo da biglietto da visita lo avrebbe scritto pure su quello, come un titolo accademico o nobiliare. Questo perché – così affermava convinto – l’interruzione degli studi gli aveva consentito di imparare molti mestieri. Aveva veramente quello che si dice “le mani d’oro”. Ne ho avuto varie volte la prova perché sapeva fare di tutto o quasi: falegname, idraulico, meccanico – non d’auto però – muratore, pittore. Gli mancava l’elettricista, non sapeva fare nulla in quel settore né voleva saperne. Se gli capitava di dover unire due fili elettrici chiedeva aiuto a qualcuno. Io ho approfittato delle sue capacità nel senso che capitava spesso a casa qualche cosa che non funzionava o aveva smesso di funzionare. Gli telefonavo, gli spiegavo di che si trattava e lui, appena qualche minuto dopo, veniva a casa munito d’ogni genere d’attrezzi - qualcuno ne avevo anch’io ma lui preferiva usare i suoi - e sistemava con perizia ogni tipo di cosa da riparare. Se gli dicevo di dirmi che somma dovevo pagare lui si offendeva. Quando se ne tornava a casa, mentre ci salutavamo sulla porta, sprizzava gioia da tutte le parti. Molte volte mi chiedeva “ma nun c’hai qualche lavoretto da famme fa’?” E io per farlo contento giravo per casa e qualche cosa gli trovavo sempre da fare.
Romano da quattro o cinque generazioni era un antifascista vecchio stampo così come lo erano stati suo padre e i suoi fratelli. Gli piaceva parlare di politica, di cinema e di teatro. Sin dai primi tempi in cui avvenne la nostra conoscenza ci mettemmo d’accordo per vederci ogni settimana, almeno un’oretta “pe’scambiacce du’ chiacchiere” così diceva lui. Una volta a casa mia ed un’altra alla sua giacchè abitavamo piuttosto vicini. Così di anno in anno, acciacco dopo acciacco, ci si sedeva uno di fronte l’altro a parlare e a ricordare. Quando parlava di politica, alla luce di quello cui assisteva riguardo malcostume, malgoverno e malavita s’infervorava a tal punto che cercavo in tutti in modi di calmarlo, con scarsi risultati però. Gli spuntavano persino le lacrime agli occhi dal dispiacere che provava e mi diceva “scusame ma quanno vedo e sento certe cose me vie’ da piagne a pensà alle lotte che avemo dovuto da fa’ pe’ vive in un paese co la democrazia e la libertà”. Mi raccontava spesso del periodo buio trascorso sotto il fascismo e di quando, nella seconda guerra mondiale, fu richiamato, inviato in alta Italia e pronto per andare sul fronte russo, ma l’8 settembre del ’43 fu per lui una fortuna perché fuggì e se ne ritornò a casa. Mi disse “io nun c’ho mai creduto a sta guera , me sai di’ che so’ morti a fa’ tutti quelli che so stati mannati al fronte? E i civili morti sotto le macerie pe’ corpa de li bombardamenti?” Altro argomento da lui preferito era lo spettacolo: cinema e teatro. Sin da giovanetto faceva parte di un gruppo che in cambio di qualche lira e del biglietto gratis per assistere ad uno spettacolo di riviste, all’avanspettacolo, a commedie ed anche ad operette, si dava da fare come claque, applaudendo a comando. Aveva una memoria di ferro. Si rammentava attori, cantanti, soubrette del mondo dello spettacolo sin da quelli degli anni trenta, quaranta ecc. E qualche volta capitò persino che lui intonasse una canzoncina di quell’epoca. Quando attaccava questi argomenti lui non si frenava mai ed era perfettamente inutile cercare di “scambiare” con lui le “du chiacchiere” cui aveva fatto cenno.. Il suo scopo era quello di dimostrare l’amore e l’attaccamento a quei ricordi e mi sciorinava episodi e fatti d’ogni tipo. Il problema era quando partiva con un suo discorso. Io ogni tanto cercavo d’inserimi con qualche mio commento o ricordo e, malgrado anch’io parlassi delle stesse cose, lui seguitava a raccontare come se stesse vivendo in un’altra dimensione. Molto spesso capitava di ripetersi raccontando ciò che aveva già raccontato qualche tempo prima, ma bisognava comprenderlo. Ogni tanto si fermava come se volesse riepilogare quello che stava raccontando e, con l’intenzione di smettere per un po’, mi diceva “PE’ FATTE BREVE ER DISCORSO”. Intendeva dire che non voleva dilungarsi ma in realtà continuava in tutta tranquillità. Io parlavo di un’ argomento e lui, imperterrito, girava lo sguardo verso un ‘altra direzione come concentrato nella ricerca dei ricordi che voleva raccontarmi e seguitava con il suo di argomento.
Parlavamo ognuno per conto proprio.
Praticamente in quelle occasioni io c’ero e non c’ero.
Ciao amico mio e grazie di tutto anche se non mi hai mai fatto “ BREVE ER DISCORSO”.

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Di Admin (del 28/04/2010 @ 00:04:42, in Immagini e poesia, linkato 87 volte)

Ciao Ginevra!

E grazie per questa bell'oasi di tranquillità.

Franca

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Di Admin (del 13/04/2010 @ 23:42:51, in News, linkato 94 volte)

Davide Nicolosi

          e 

Lucia D'Errico

                                      

Venerdì 16 Aprile alle 20.45 si terrà il concerto

  “Dodici corde per viaggiare” Russia, Inghilterra, Scozia, Anatolia e Francia, in viaggio con due chitarre.

 Musiche di Sor, Domeniconi, Duarte.

Centro culturale De Andrè, piazza  IV Novembre Marcon (VE)

   Chitarre Lucia D’Errico e Davide Nicolosi con le splendide suggestioni d’autore di Monica Bortoletti.

 Il concerto si inserisce tra le numerose iniziative della rassegna “ECHI”, promossa dall’associazione IRIS nel suo decennale, che quest’anno è dedicata al tema del viaggio: “I momenti in cui capisco di più il posto dove vivo, sono i ritorni da un viaggio”.

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Di Admin (del 13/04/2010 @ 23:24:58, in Immagini e poesia, linkato 106 volte)
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Di Admin (del 02/04/2010 @ 21:07:10, in Esercizi musicali, linkato 100 volte)

f. fusetti: esercizi da perfezionare

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Di Admin (del 02/04/2010 @ 20:33:40, in Esercizi musicali, linkato 96 volte)

Esercizio musicale eseguito con chitarra da franca fusetti

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Di Admin (del 02/04/2010 @ 20:32:22, in Esercizi musicali, linkato 135 volte)

 

esercizio del Marzo 2010 eseguito da f.fusetti

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Di Franca (del 31/03/2010 @ 16:22:09, in News, linkato 85 volte)

 

Solidarietà

http://gianna264.blogspot.com/

 

I giovani Desaparecidos sono presenti e saranno presenti per sempre nella coscienza del mondo. Sempre ci sarà chi li ricorderà. Sempre ci sarà chi non dimenticherà le vittime delle dittature, gli omicidi e genocidi di Stato. E' un fatto contro la natura dell'uomo ancor prima della folle ragion di stato. un'empietà incomprensibile, se non nella follia stessa che nasce dall'odio e bramosia di potere incontrastato. In questa settimana che ricorda la passione di Cristo e bene ricordare la passione dei nostri ragazzi e di tutte le vittime per la libertà e la pace.

franca fusetti

 

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Di Admin (del 29/03/2010 @ 23:34:42, in La gaia scrittura, linkato 99 volte)

Testo teatrale

 di Aldo il Monticiano

 (foto di scena)

UNA VOCE POCO FA

 

MO: Moglie – MA: Marito

MO: (entra in casa, contemporaneamente scuote l’ombrello che ha in mano per la pioggia che vi si è accumulata poi si avvia verso la cucina)…e mi raccomando, non bagnarmi la moquette …è da questa mattina alle sei che non ho fatto altro che pulire e spolverare, spolverare e pulire. Ci si può mangiare su questa moquette!…Perché poi? (volgendosi indietro e non vedendo il marito) ma che fai? Entra su e metti i piedi nelle pattine mi raccomando…non bagnarmi tutto (si ritira in cucina)

MA: (entra carico di pacchi e pacchettini in entrambe le mani; sotto l’ ascella sinistra trattiene a stento un ombrello chiuso e sotto quella destra un mattarello confezionato con carta da regali. Inoltre, stretto tra i denti, un manico di corda dal quale pende un oggetto tondo di cristallo anch’esso confezionato con carta idonea. E’ fradicio di pioggia dal cappello che tiene in testa fino alle scarpe con le quali traffica a fatica per togliersele e mettere le pattine. Nel fare questi movimenti inevitabilmente inonda di pioggia la moquette del pavimento. Cerca di poggiare da qualche parte i vari pacchi, pacchettini ecc. ma i movimenti gli sono impediti da tutto quello che porta.)

MO (dalla cucina)…e chiudi la porta di casa, che ce l’hai a fare le mani?...

MA: (cerca di avvicinarsi alla porta di casa ma ne è impedito sia a causa delle pattine sia anche per tutti i pacchi ecc. che ancora non riesce a sistemare da qualche parte. L’oggetto tondo che trattiene con i denti non gli permette di aprire la bocca per chiamare la moglie)

MO: (c.s. dalla cucina) …e come se non bastasse adesso devo anche preparare da mangiare, ma chi me lo fa fare…Meno male che questa festa viene una volta l’anno!...Lo so, lo so, si tratta sempre dei miei parenti: zia Brigida, zia Camilla, zio Cirillo e delle mie sorelle Ninì e Lulù…Pensa che strazio se fossero venuti anche i tuoi di parenti, per amor del cielo! E sì tanto a te che te ne importa. Chi si carica di tutto il peso? Sono io, io e soltanto io. Fa questo,fa quest’altro, lava, pulisci, spazza, compra, esci, entra, porta a casa, tutto,tutto io devo fare. E poi pensa ai regali a questo, a quella…Oh! A proposito, i regali devi metterli a posto in ordine perfetto, lì nei mobiletti. E non sederti sul divano. Ho faticato più di due ore per pulirlo e spolverarlo. Almeno aspetta che arrivino i miei parenti. Allora il pacco per zio Cirillo mettilo nel mobiletto giallo, anzi no in quello verde, sì è meglio; quello per zia Brigida nel mobiletto rosso…no, no in quello marrone insieme con quello per zia Camilla, mentre gli altri due per Lulù e Ninì mettili …mettili…bè lo sai o ti devo dire tutto io? I pacchetti rimasti mettili dove trovi posto, ma non sul divano, mi raccomando e neppure in quello scaffale, devono stare nascosti altrimenti è finita la sorpresa. Però, sta venendo bene l’arrosto…Stammi a sentire, sai che ho pensato? Ad un certo punto, dopo la cena, ti alzi da tavola, spegni la luce e poi, dopo che hai tirato fuori i regali, d’improvviso la riaccendi eh? Che ne dici? Ho avuto una bell’idea? Così faccio loro una sorpresa che non la dimenticheranno mai. Quindi cerca di ricordarti bene dove metti i regali perché poi, al buio, dovrai tirarli fuori nello stesso ordine in cui li hai sistemati adesso, prima quello di zio Cirillo, poi quello di zia Brigida, poi quello di zia Camilla: devi stare molto attento perché zia Camilla ci tiene tanto a quel vaso di cristallo che ha sempre desiderato, usa la massima attenzione. Quelli per Ninì e Lulù lasciali pure lì, la sorpresa a loro la facciamo più tardi….Allora come procede? Avrai finito spero,. Sistema tutto per bene e vieni a darmi una mano in cucina, con l’arrosto voglio fare anche le patatine novelle, ai miei piacciono tanto. Vieni in cucina che devi sbucciarle. Chissà se due chili basteranno? Mah, quasi quasi sarà meglio aggiungerne un altro po’, che ne dici? Mi senti di là? Vabbé io dico di sì. …Ma come? Non ce ne sono più? E chi le ha mangiate? Ehi, dico a te che stai lì, ne sai niente? Ho capito, non mi vuoi rispondere. Però adesso sai che fai? La smetti con la pacchia del riposo, scendi, vai al supermercato e ne compri almeno due chili. Tanto che ci vuole, prendi l’autobus e dopo cinque fermate sei arrivato. Non t’azzardare a comprarle a questa frutteria qui all’angolo. Con quello ho litigato già tre volte. Capirai, con me si vuole mettere; fa il furbo: prenda questo, prenda quest’altro, no non si può scegliere, aspetti che faccio io. Ma per chi mi ha preso? Per una deficiente? Io invece sono una che si accontenta, non ho tante pretese, ma stupida mai! Sei d’accordo anche tu? Eh!? Che ne dici? Ma perché non parli? Dico a te, perché non rispondi? Non sei né sordo né muto. Allora? Ma si può sapere… (viene fuori della cucina e vedendo quello che il marito ha combinato lo apostrofa duramente) …razza di rimbambito! Ma lo vedi che cosa hai combinato? Non hai resistito eh? Non hai fatto in tempo? Non sei riuscito a trattenerti (vedendo in terra la moquette bagnata dalla pioggia che il marito sta ancora cercando di togliersi di dosso) …te la sei fatta sotto come un lattante! Rimbambito!!! (si volta e sta per ritornare in cucina, ma il marito apre la bocca, il vaso di cristallo cade in terra rompendosi in vari pezzi, calpesta tutti gli altri pacchi ecc. e con un urlo che non ha nulla di umano insegue la moglie in cucina brandendo il mattarello fra le mani).

*******

MA: (in Tribunale, rivolto verso la giuria) …e allora signori giurati ho colpito!

 

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Di Admin (del 18/03/2010 @ 15:39:29, in Scrivere, linkato 106 volte)

DIO GIOCA AI DADI?

OVVERO DEI CORALLI E DELL’(IN)ESISTENZA DI DIO 
Di Alessandro Mantovani
 

   A Marcello, inquieto indagatore di umane indeterminazioni

“A chi

guarda

 il mondo razionalmente,

        il mondo presenta un aspetto razionale” (G. W. F. Hegel)  

Prima di usare la maschera, ci sputo e detergo le lenti con l’indice, per prevenirne l'appannamento durante lo snorkelling. Una volta indossata, infilo il boccaglio sotto la cinghia, all'altezza della tempia destra, ne afferro l’imboccatura tra i denti et, voilà, mi lascio scivolare tra le piccole onde che corrono verso la battigia.
Nuoto a rana, il più fluidamente possibile, per non disturbare troppo con la mia intrusione gli abitatori del tratto di mare che sto perlustrando, e non pregiudicare eventuali incontri. All’inizio, nella zona sabbiosa e poco profonda che precede la barriera, non c’è un granché da vedere. Ma basta qualche bracciata, ed eccomi dove iniziano le formazioni coralline.
Che prodigiosa varietà di forme di vita. Varietà di specie, genere, colore, dimensione. Sì, come si vede alla TV, ma vi assicuro che, de visu, è un’altra cosa.
Ci sono pesci così piccoli che, quando li incontrate, finché non gli siete appresso (e il minuscolo banco non si apre in molteplici direzioni formando inediti disegni acquatici), siete convinti di trovarvi di fronte ad un singolo inusuale organismo vivente della taglia di un coniglietto. Altri pesci sono al contrario dotati di dimensioni inquietanti, come gli squali che vagolano avanti e indietro, rapidi e silenziosi.
Ma lasciamo gli squali, peraltro poco interessati a meritarsi la cattiva reputazione di cui godono, e osserviamo il resto. Neanche Alice in Wonderland, pima che il tubo catodico inflazionasse i documentari sulla vita marina, avrebbe mai potuto immaginare cosa c'è qua sotto: pesci ranocchio, pesci angelo, pesci prete, pesci pietra, pesci scorpione, pesci pappagallo, pesci palla, pesci luna, pesci gallo, pesci foglia, pesci trombetta, pesci ago..... Ci sono pesci gialli, rossi, blu elettrico, arancione, nero, verde, marrone, argentei (mille sfumature di ognuno di questi colori) ... bicolori, tricolori, multicolori (per non parlare di quelli che hanno proprietà mimetiche totali)... a righe, a strisce, a pallini, striati, marmorizzati... piatti orizzontalmente, piatti in senso verticale, rotondi, tutta testa, tutta bocca, panciuti, affusolati.... occhi grandi, occhi piccoli, occhi sporgenti, occhi invisibili, falsi occhi... goffi, eleganti, possenti, lenti, rapidissimi, timidi, curiosi, aggressivi, paurosi, buffi...
E questo era solo un insipido riassunto dei pesci che potete vedere in cinque metri cubici di acqua. Ci sono poi gli anemoni, i polipi, le seppie, i calamari, i gamberi, i nudibranchi, i serpenti di mare, i granchi e molti altri crostacei... E ancora: i ricci, le stelle e molti altri echinodermi, i molluschi (ognuno in numerose varietà)... e mi fermo...
Ma questo, signori miei, è solo l’ingenuo colpo d’occhio del neofita. Perché, a ben vedere, la più strabiliante multiformità non appartiene agli organismi dotati di movimento. Il subacqueo amatoriale - ipnotizzato dall’incessante inesauribile e sempre diverso moto che si svolge quasi appena al di sotto la superficie - ci mette molto tempo ad accorgersene: la varietà più fantasmagorica si svela essere quella delle forme di vita più semplici, così arcaiche e primordiali (mezzo miliardo di anni o giù di lì, un po' più giovani delle meduse) da non possedere nemmeno la proprietà cinetica: sì amici, la scoperta più sconvolgente, la presa di coscienza più illuminante l’avrete non appena avrete imparato a considerare la delirante, immobile (o quasi) , sterminata prole dei coralli, delle spugne, delle gorgonie....
Fantastici patchworks vi si pareranno allora davanti agli occhi in una tale sovrabbondanza di forme e cromatismi da lasciarvi senza fiato. Ci sono spugne gialle, rosse, verdi, arancione, viola, e coralli viola, arancione, verdi, rossi, gialli, grigi, neri, bianchi, marrone, blu, insomma..... tutta la tavolozza all'ennesima potenza, ora opaca, ora sfumata, ora vivida come una lampada elettrica. Ma le fogge, le fogge: anfore, catini, cupole di panna montata, giacigli e materassi, liane, fiori, padelle, spazzole, piante, alberi, pettini, zucche, cavolfiori, melanzane, patate, piume..... e mille altre che non si possono metaforizzare, perché il nostro occhio le sperimenta solo qui. Alcuni di questi organismi remoti sono molli, altri viscidi, altri duri come il granito, altri fragili come cristalli, altri urticanti....
° ° °
“Dio non gioca ai dadi!!!”, ha urlato indignatissimo Einstein, al cui poderoso cervello di eretico della comunità scientifica dobbiamo le meravigliose, sconvolgenti equazioni della relatività, che hanno imposto al nostro pensiero uno sforzo ancor maggiore di quello con cui Galileo ci aveva obbligati a non obbedire ai nostri sensi, per chinare il capo di fronte all’evidenza del metodo scientifico; sforzo maggiore perché, abbattendo le barriere tra spazio e tempo, Albert ci ha tratti a genufletterci davanti alla dimostrazione matematica, rinunciando (certo non per sempre, ma sine die) anche alla prova sperimentale classica (non c’è “cannocchiale“ in grado di registrare il fermarsi del tempo alla velocità della luce) . Ah! quale violenza sovvertitrice e vivificatrice sulle nostre piccole menti, adagiate tra i rassicuranti guanciali della geometrica evidenza cartesiana, o spaparanzate sui morbidi kantiani aprioristici immutabili vecchi amici, il fedele Sor Tempo e il tranquillo Sior Spazio...
“Dio non gioca ai dadi.... “, ha ripetuto fino all’ultimo giorno di una vita posseduta dal demone della conoscenza (il più geloso, esclusivo e intollerante tra quelli che abitano la nostra mente), fino all’ultimo giorno riluttante di fronte alla teoria quantica e al principio di indeterminazione. Sì perché il lavoro di Eisenberg, pur essendo prole generata dal sangue stesso della relatività, gli pareva – col suo fondamento probabilistico – sguaiato di fronte all’eleganza e al rigore della fisica classica a cui, pur essendone il sovvertitore – sempre sentì di appartenere.
“Dio non gioca ai dadi... “, ossia, il mondo non è caos informe e indeterminato, governato dal caso, bensì il cosmo, il tutto armoniosamente ordinato degli antichi greci, governato da bronzee leggi necessarie e inderogabili, anzi, probabilmente, per Einstein e molti altri, da una sola grande semplice legge unificatrice, che un giorno sarà dato alla scienza – e per suo tramite alla specie umana – afferrare, tracciando in un’unica rigorosa equazione tutti i fenomeni universali. Non casi insomma, ma cause.
Così ha detto lo scienziato più simpatico di tutti i tempi (l'unico, peraltro, a mio modesto avviso, ad avere mai avuto le physique du rôle); tanto carismatico, con quella sua giacchetta strattonata e la quella chioma da anarchico, da aver ispirato la minimalist music di Philip Glass e, al pari della dolce Maryilin, il pennello pop di Warhol: “Dio non gioca ai dadi”, eeh nnoo!
Grande, buono, santo Bertone! Siamo tutti con te, a voler afferrare con mano sicura e certa questo spazio-tempo: qualsiasi sia il nostro punto di osservazione, noi ci siamo affezionati.....
° ° °
Non so quali conoscenze Einstein avesse di biologia marina; ritengo fossero senz’altro di gran lunga superiori alle mie, che non mi consentirebbero nemmeno di superare il vecchio esame di V elementare. Una cosa però mi arrischio a ipotizzarla: Einstein non ha mai ... praticato lo snorkelling (o le immersioni subacquee). Perché? Perché se avesse osservato i coralli, con quel suo sguardo capace di rovesciare mondi, quella frase così famosa (“Dio non gioca ai dadi!”) non l'avrebbe detta. Perché, guardate un po', c'è la sconcertante multiformità della barriera corallina...
Mi spiego.
Prendete un foglio di carta grande come il mare, spennellateci sopra a occhi chiusi uno scarabocchio del tutto casuale, aprite gli occhi e osservatelo: vi apparirà un grumo di inchiostro senza capo né coda.
Chiudete ora di nuovo gli occhi, e, come un gigantesco Pollock, mille volte più frenetico, tracciate sul grande foglio un’immensa quantità di scarabocchi ognuno dei quali, a sé stante, non abbia nessun senso né alcuna relazione col precedente e il successivo. Andate avanti e avanti, uno, due, dieci, cento, mille, un milione di anni, dieci, cento milioni.
Aprite gli occhi:
Oh meraviglia! Come ha così suggestivamente spiegato la teoria dei frattali, eccovi di fronte a geroglifici che, nella loro infinita mutevolezza, ci appaiono tuttavia, mano mano che il nostro sguardo si solleva dal dettaglio per abbracciarne l’insieme, tanto simmetrici da sembrare proprio voluti da un'unica illuminata mano cosciente e creatrice.
Potete rendere l’esperimento più rigoroso: munitevi di un tavolo da gioco, e di un certo numero (a vostra scelta) di dadi, e tracciate sul foglio grande come il mare dei segni di volta in volta diversi a seconda del numero risultante dalle casuali e ogni volta diverse traiettorie impresse ai dadi dalla vostra mano, che avrete cura di muovere in modi quanto più diversi possibile, e presto avrete dato rigore matematico al rapporto tra caso e regola o, se preferite il vetusto linguaggio filosofico, tra libertà e necessità.
Ovvio, anche un bambino capisce che il mio esempio è sempliciotto: per quanto possa sbizzarrirmi, la mia mano non possiede che un numero determinato, sia pur difficilmente commensurabile, di possibili movimenti, e d’altra parte, per quanto possano i dadi essere lanciati in modi incredibilmente strambi, con traiettorie da Maradona che sovvertano la forza di gravità, essi sono pur sempre solo dei dadi, ossia dei cubi dotati delle canoniche sei facce.
Appunto!
Il bello è proprio questo: che aumentando il numero dei dadi, o aggiungendovi dadi anomali, o roulettes, e sommando i dati degli uni e delle altre, alla fine, se potrò fare un numero sufficientemente grande (cioè immensamente grande) di prove scoprirò sempre l’emergere di un ordine che sembra scaturire dal caos.
Le ferree e necessarie leggi cosmiche sono dunque solo il frutto di una grandiosa casualità ripetuta all’“infinito“? (periglioso concetto, quello di infinito, che sfugge da tutte le parti, tanto che per i greci la parola diecimila significava anche infinito) Come un'enorme partita a dadi?
Ecco il grande busillis: caso e causa, probabilità e necessità, legge e indeterminazione si rivelano, nell’esperienza di specie, complementari, indissolubili, circolarmente integrate..

° ° °
La mia pisciatina epistemolgica, cari amici, si ferma qui, perché, dilettante allo sbaraglio in queste discipline per me sempre esoteriche, se andassi oltre (povero pischello) mi romperei tutti i denti, oltre a scassare vostri attributi anatomici. Ma se intemeratamente mi sono spinto sin qui, parlando più per via di metafora che di scienza, è perché sono sicuro che molti credenti o agnostici non hanno mai provato ad ... osservare i coralli.
Tra parentesi rotonda: se, come leggiamo nella Genesi, l’uomo è creato per signoreggiare sul mondo e condividere col Grande Artefice la contemplazione di tanta bellezza, per quale astruso motivo la gran mole di detta beltà, nonché la maggior varietà e la più bizzarra fantasia creatrice sono appannaggio di un mondo in principio all’uomo inaccessibile? Ma questa è domanda per i cristiani, e non per raffinati deisti, che irridono alla rappresentazione teatrale della Genesi.
Torniamo a bomba coi coralli: posti una mente, un’entità, una forza, uno spirito o che diavolo volete, vuoi immanentemente presente o se preferite metafisicamente sovrastante il nostro mondo, e che contenga un logos, uno scopo, un progetto, un’idea, o un fine...... a che ...servono i coralli? A implementare la vita del mare? E sia! Ma a che serve la loro infinita varietà di forma, dimensione, colore?
Non c’è ragione alcuna per cui i coralli (o che so, gli insetti, o i fiori, o le stelle...), debbano essere così tanti, vari e diversi. E avere la forma di un ombrello o di un pene. Se avessero una funzione previa, razionale, potrebbero compierla benissimo in forme milioni di volte meno numerose e gratuite. Così la loro delirante varietà è ai miei occhi una prova stringente dell’inesistenza, nel mondo, di qualsivoglia senso, progetto o scopo. Insomma, la prova dell’inesistenza di Dio
A meno di non ammettere che Dio, beffardo e impertinente quanto Eros (che si divertiva a lanciare i suoi dardi scatenando le più violente e infelici passioni amorose), non sia un accanito giocatore di dadi.
Se un Dio esistesse, l’unico sconfortante modo di rappresentarlo sarebbe infatti purtroppo (purtroppo per chi trova tranquillizzante l’idea di qualcosa che sia irriducibile al mondo fisico) quello di un incallito giocatore che, nel corso della Genesi, abbia deciso le forme di esistenza della materia lanciando infinite volte un numero infinito di dadi, per andarsene poi a spasso da qualche parte (ancora non sembra sia tornato...), senza curarsi minimamente delle conseguenze; ivi comprese quelle recenti, di quella manciata ridicola di milioni di anni che segnano la nostra tormentata presenza sul pianeta, fino alla nostra storia di indicibili sofferenze ed orrori.
Come dite? Sofferenze ed orrori servono a metterci alla prova? A guadagnarci il Paradiso? Vabbe', ma, ripeto, in ogni caso, insomma, i coralli, a che servono?
Insistete a credere? Non vi rimane a questo punto che l’urlo del Cristo: “O Dio, O Padre, perché hai abbandonato tuo figlio?“. Un grido destinato a restare senza risposta e a perdersi nell’immensità cosmica.
Come ha scritto José Saramago, “Dio è il silenzio dell’Universo, e l’uomo il grido che dà significato a questo silenzio”.



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