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"Per questo documento si ringrazia il Dott. Antonio Rossin"
Sommario della Fenomenologia della Mente di Hegel (1770-1831)
(A cura di Paul Trejo, Agosto 1993. Traduzione Italiana di A.Rossin)
DEFINIZIONE
1. Il termine 'fenomeno’ si riferisce alle apparenze. È una parola greca usata da Platone per distinguere le apparenze, che sono solo temporanee, dai Noumeni eterni del regno dell’Ideale. Lo studente di filosofia dovrebbe ricordare la metafora della caverna delle ombre dove le apparenze venivano prese per realtà. I fenomeni sono apparenze. Ma allora, dove si trova la realtà? Secondo la visione di Hegel, probabilmente unica nella filosofia occidentale, possiamo conoscere la realtà solo quando abbiamo piena cognizione delle apparenze, dal momento che le apparenze (i fenomeni, i Noumeni, il Geist) nascondono e rivelano parzialmente la realtà in un modo particolare.
2. Esistono gradi di realtà nei diversi fenomeni. Questo sta all’origine dell’idea di Hegel che esistono gradi di verità nelle proposizioni. Esistono fenomeni della materia e fenomeni della mente. Anche i fenomeni della mente parzialmente nascondono e parzialmente rivelano la realtà. Lo studio dei fenomeni è chiamato fenomenologia ed Hegel si applica ai fenomeni mentali, di qui il titolo di FENOMENOLOGIA DELLA MENTE.
INTRODUZIONE
1. La FENOMENOLOGIA DELLA MENTE è uno studio delle apparenze, delle immagini e delle illusioni attraverso la storia della consapevolezza umana. Più specificamente, Hegel presenta una evoluzione della consapevolezza.
2. Questo studio non è una storia cronologica. Non è una descrizione dell’evoluzione della vita. I fenomeni della mente iniziano quando l’uomo inizia a pensare.
3. La Consapevolezza si sviluppa attraverso molti livelli successivi. Questa idea è un po’ come la teoria Buddista dei livelli di maturità spirituale, da forme più basse a forme più elevate di consapevolezza, ma Hegel la esprime in una dimensione classica Europea. Non ci aspettiamo che molti filosofi europei traccino un percorso spirituale, ma in ogni caso l’approccio analitico e razionale di Hegel rende il suo pensiero ampiamente differente da quello del Budda.
Spetta a te, lettore, decidere se Hegel ha qualcosa di importante da dire.
I. L’INDIVIDUO
1. Hegel traccia l’evoluzione della consapevolezza iniziando dalle sue forme primitive e selvagge. La sua prima forma (tipica dell’infanzia) è la CONSAPEVOLEZZA SENSORIA. Questa è una consapevolezza semplice del tipo ‘hai visto una cosa e le hai viste tutte.’ La realtà colpisce il bambino, insegnandogli che cose differenti hanno valori differenti, e che il valore più importante di tutti è possedere la conoscenza di queste differenze.
2. L’Esperienza costringe la Consapevolezza Sensoria a evolvere in una CONSAPEVOLEZZA PERCETTIVA. Qui il faro guida è Aristotele. Tutte le cose, tutti gli animali, tutti i minerali, tutti i luoghi sono accuratamente registrati e classificati in un sistema ordinato, la Scienza Naturale. Quando guardiamo gli oggetti, noi ora percepiamo la relazione naturale tra essi. Incominciamo a comprendere il rapporto causa-effetto. Ma ci tormenta la sensazione che la Scienza Naturale non sia sufficiente. Una dimensione della realtà continua a sfuggirci: le nostre stesse menti. Come possiamo classificare una mente? Com’è costruita, per se stessa e in quanto tale?
3. Lo sviluppo della Scienza trascende la Percezione ed evolve nella CONSAPEVOLEZZA della RAGIONE. Qui il faro guida è Kant, la chiave di lettura è data dalla teoria kantiana della Ragion Pura. Kant ha mostrato i parametri basici della mente umana ed ha mostrato alla consapevolezza la sua propria immagine. Hegel ha esaltato gli assunti di Kant col farne la forza portante del suo sistema. La Consapevolezza della Ragione vede se stessa come un grande principio unitario, dove la molteplicità delle innumerevoli cose del mondo viene unificata nell’unicità del Sé Maggiore (appercezione trascendente). La strada maestra della logica è ora svelata, ed è un vero mistero il perché la più parte dei teorici di oggi non si accorgono che molto del loro lavoro è stato già completato duecento anni fa.
II. LA SOCIETÀ
1. In ogni caso anche la Consapevolezza della Ragione ha i suoi limiti. Nonostante la Teoria del Sé, quella di Kant è rimasta una teoria impersonale, dal momento che il Sé non possiede una personalità sua. “Gli manca la dimensione del reale,” pensò Hegel, che tracciò così un altro passo evolutivo, questa volta verso l’AUTOCONSAPEVOLEZZA. Oltre alla pura consapevolezza della mente, l’Autoconsapevolezza riguarda anche la consapevolezza della persona reale, perciò si sviluppa in sotto-livelli.
2. Qui Hegel ha fatto marcia indietro da Kant per tornare ai tempi antichi. L’autoconsapevolezza si è evoluta molto tempo fa nell’ambito della politica. Iniziando da una AUTOCONSAPEVOLEZZA del DESIDERIO, i primitivi avvertirono con forza solo la necessità di esaudire i bisogni propri e quelli delle proprie famiglie. Gli altri erano i nemici. Iniziarono le lotte. Per i loro interessi i primitivi si sono aggregati in gruppi. Iniziarono le guerre. Dopo molti secoli la consapevolezza si è sviluppata in due categorie maggiori: AUTOCONSAPEVOLEZZA del PADRONE e AUTOCONSAPEVOLEZZA del SERVITORE
3. la AUTOCONSAPEVOLEZZA del PADRONE è la forma mentale di chi ci governa e gestisce le nostre domande e paure della vita di ogni giorno col farne stimoli al progresso. Ma il Padrone non può progredire, se no non sarebbe più il Padrone! Il suo compito è combattere e restare dominante, senza mai ringraziare nessuno e senza mai delegare nessuno, ma solo per mantenere intatta la sua supremazia senza possibilità di un qualsiasi sviluppo ulteriore. Così, tutto ciò che attiene allo sviluppo appartiene alla classe dei Dipendenti.
4. La AUTOCONSAPEVOLEZZA del SERVITORE non solo gli consente di sviluppare nuove scienze e tecnologie per servire il padrone, ma gli fa anche sopportare le proprie pene e tribolazioni, cosicché non solo la tecnologia, ma anche la stessa filosofia viene posta in fermento. Il dipendente produce tutte le sue idee ed invenzioni nell’ambito del lavoro, ma nella propria casa o nel proprio intimo se ne esce a formulare delle giustificazioni filosofiche per la propria posizione di servitore.
5. Una delle prime giustificazioni filosofiche sviluppate dal servitore è la AUTOCONSAPEVOLEZZA STOICA, che è quella ideale per supportare un lavoro onesto e virtuoso. Ma la realtà insegna ai figli dello stoico che la virtù non viene sempre premiata e che il vizio non viene sempre punito, e che il duro lavoro viene solitamente solo sfruttato. Essi così svilupparono una AUTOCONSAPEVOLEZZA SCETTICA che trova sfogo solo nella sfiducia, nel cinismo, nella rassegnazione alla vita dura del servitore, e nella derisione dei teneri di cuore.
6. Anche se la temporanea verità dello scetticismo resta innegabile, la visione cinica rende la vita impossibile ai figli degli scettici. Essi così portano lo scetticismo un passo più avanti e respingono il mondo non solo a parole ma anche a fatti. Sviluppano così una AUTOCONSAPEVOLEZZA dell’INFELICITÀ, termine con cui Hegel indica tutto un complesso di atteggiamenti. Essi prima si ritirano completamente dal mondo, come fanno i monaci e gli asceti. Poi lasciano il mondo per la preghiera se sono credenti, o per la meditazione senza speranze se non lo sono. In entrambi i casi il loro premio è lo stesso. Se non ottengono altro, dopo anni di esercizio ascetico ottengono la gioia di aver sviluppato la propria volontà in una volontà d’acciaio. Raggiungono la verità del Libero Arbitrio, e lo vedono in una luce assai più chiara che qualsiasi altra persona.
7. Il Libero Arbitrio apre la strada al potere della mente e delle idee, e così fa emergere una AUTOCONSAPEVOLEZZA IDEALISTICA. In opposizione alla autoconsapevolezza dei Dominanti, dei Dominati e all’Ascetismo, i quali tutti riducono il mondo ad un’idea specifica, l’Idealismo trasporta le stesse idee - tutte le idee - in una dimensione reale.
8. Tuttavia l’idealismo esclude la metà non-ideale della realtà, così gli manca la dimensione dell’Inclusività Totale. L’Idealismo Trascendentale di Schelling, guardando all’Inclusività Totale con la sua fede nella sostanza e nella Natura, ci ha dato non poco della nostra fede scientifica moderna. Questo è l’inizio della CONSAPEVOLEZZA RAZIONALE.
9. Con Schelling, l’Idealismo è dovuto venire a patti con la Natura, il grande Altro. Lo strumento che ha permesso questa correzione è la CONSAPEVOLEZZA EMPIRICA. Questa nega che la Ragione appartenga al soggetto e da questo si riflette nel mondo esterno. La Consapevolezza Empirica crede che la ragione risieda esclusivamente nell’oggetto, e si riflette solo in modo confuso all’interno della mente. “Attraverso l’osservazione empirica noi dovremmo arrivare al non plus ultra della Ragione,” così dicono gli Empirici.
10. Nella Consapevolezza Empirica il pensiero controlla sistematicamente se stesso usando la sperimentazione e la statistica. Anche la vita stessa diventa oggetto della scienza, in quanto Biologia. La Psicologia Empirica è deputata allo studio della mente umana.
11. Ma la Psicologia resta sempre più o meno ferma al livello della psicologia animale. Poiché la Consapevolezza Empirica cerca l’oggettività assoluta, proprio per questa semplice ragione lo studio del Sé soggettivo è ritenuto estraneo all’investigazione scientifica. La Psicologia Empirica resta perciò di parte, allo stesso modo del soggettivismo che essa rifiuta. Quando la mente viene studiata con questo metodo, viene studiata come mente-oggetto, come attività del corpo, come tessuto cerebrale, o (come ai tempi di Hegel) come protuberanze all’interno del cranio.
12. Un’Autoconsapevolezza che guardi a se stessa come allo scatto deterministico del ginocchio nei riflessi tendinei, nega di fatto la sua stessa certezza poiché vede la sua propria realtà all’esterno di Sé.
13. Possono i Comportamentalisti comprendere il proprio comportamento attraverso l’analisi del comportamento altrui? Sperimentano realmente se stessi solo come si fa con i riflessi delle gambe e della lingua? Questa è la replica fenomenologica alla sfida che il comportamentalista B. F. Skinner ha portato alla dignità dell’autoconsapevolezza.
14. Ciò non vuol dire che l’esistenzialista ha ragione nel ritenere che siamo totalmente liberi e che le nostre scelte sono arbitrarie. Questa considerazione però non ci farà abbandonare un estremo per l’alto. Noi non siamo solo ossa e riflessi condizionati, ma nemmeno siamo pura soggettività, slegata dalle condizioni naturali. Siamo sottoposti a certi gradi di condizionabilità e determinismo. Metà della nostra verità è “libertà”, l’altra metà è “la nostra realtà è un osso.”
15. Scoprendo i limiti naturali della Consapevolezza Empirica arriviamo ad una visione più olistica. Usciamo dalla passività della pura osservazione. La nostra soggettività è altrettanto valida che la nostra oggettività, e così la Psicologia Empirica non può più offrirci la comprensione definitiva delle persone.
16. Quando noi oggettiviamo la nostra soggettività, passiamo dalla teoria alla pratica. Come soggetti oggettivi noi non siamo più individui isolati. Come concreti Sé in una società concreta, noi condividiamo delle idee. Questo però lo sapevamo già, perché avevamo già condiviso una moralità locale sin dall’infanzia. Così, noi evolviamo dal caos e dalla noia della Autoconsapevolezza Empirica verso una AUTOCONSAPEVOLEZZA ETICA.
16.1. La Consapevolezza Etica inizia con l’evidenza immediata della Famiglia, senza la quale il Sé non esiste. Un bambino lascia la sua casa e spesso si marita, là dove il maschio e la femmina, entrambi antitetici, si uniscono in unione sintetica e producono prole per dare continuità ai valori della famiglia, dove la femmina è il regno della Legge Divina e il maschio lo è della Legge Umana, e dove la sintesi è una pratica etica che si espande a includere l’intera comunità. La famiglia partecipa all’economia sociale, dove l’onestà, la parsimonia e l’affidabilità sono virtù altamente considerate.
17. In tale contesto, la nostra auto-immagine viene dipinta meglio dalla letteratura dell’eroismo. Le faccende pratiche sono facilmente esagerate nella letteratura, così il buon ragazzo è completamente buono e quello cattivo è completamente cattivo, e ciò rende le scelte semplici, gradevoli e partigiane. La coscienza perciò può fermarsi a questo livello di finzione.
18. Le persone di coscienza lottano per l’armonia sociale, talora fino all’estremo del puritanesimo. Esse sono sovente assai stimate, ma qualche volta si spingono troppo lontano e tentano di guidare il mondo verso la piccineria. La virtù dovrebbe essere consapevole anche dei modi del mondo, e vivere serenamente nel mondo con la tolleranza ed il perdono.
19. La debolezza della Consapevolezza Etica viene dal fatto che qualche volta si oppone, sino all’estremo dell’arroganza morale, al parlare insieme della gente. Essa giudica male la persona allegra che interagisce con il mondo, che ingaggia il mondo in quella sfida di abilità e competenze che danno al mondo stesso un significato. Essa volta le spalle al soldato eroico che abbia commesso anche una solo minima infrazione.
20. La Legge è l’istituzione che regola il nostro volerci imporre uno sull’altro. Le persone di coscienza devono imparare che anche gli altri hanno dei diritti. Arriviamo così alla AUTOCONSAPEVOLEZZA LEGALE.
21. La Legge è necessaria, e coloro che vedono questo e capiscono che la legge non è arbitraria e nemmeno imposta da qualcuno che sta in alto, si trovano maggiormente a casa loro nella società. Il razionale della Legge sta nel suo volere sociale e oggettivo e nella sua relativa universalità, cioè in una Democrazia naturale.
22. Coloro che non comprendono questo, immaginano che le Leggi siano state inventate un qualche giorno da uomini potenti che hanno inventato la legge per la loro propria convenienza. Questa immagine è ingenua, dal momento che dalla preistoria ad oggi non c’è mai stato un momento in cui la Legge non sia esistita.
23. Attraverso la comprensione del Sistema Legale, la persona sociale che da un lato possiede desideri suoi e dall’altro ha rispetto per gli altri, arriva alla CONSAPEVOLEZZA SPIRITUALE, e comprende cioè che lo Spirito è oggettivo.
24. Con lo Spirito Oggettivo arriviamo alla autoconsapevolezza esplicita. Prima di ciò, noi abbiamo avuto esperienza solo di una autoconsapevolezza implicita. Ora l’individuo realizza che l’autoconsapevolezza non è solo puramente individuale, ma sociale, e con questa realizzazione acquisisce anche la consapevolezza di una propria responsabilità sociale.
II-A. SOCIETÀ E CULTURA
1. Il termine “Spirito Oggettivo” appartiene ad una mia cultura locale. Nelle parole di Hegel, è “un Io che è un Noi, e un Noi che è un Io”.
2. Gli individui in un sistema di rapporti economici presuppongono una cultura, uno spirito oggettivo. Appena apro al mondo i miei occhi di bambino, vedo la mia gente che si muove già in qualche relazione sociale di produttività e di industria, come proprietari o impiegati. Io vengo al mondo dentro una relazione sociale.
3. La mia cultura locale inizia con la mia famiglia natale. La prima lezione è una tragedia. Io voglio essere legale, ma ci sono richiami in conflitto con la mia legalità. I valori femminili e quelli maschili spesso si scontrano e la natura può scontrarsi con le esigenze mondane. È la CONSAPEVOLEZZA TRAGICA. La tragedia implica un dovere e un colpevole e non ha limiti di età. Dobbiamo noi testimoniare contro i membri della nostra famiglia? Un soldato che va alla guerra tradisce la propria vecchia madre rimasta a casa, ma il figlio che resta a casa a prendersi cura di lei sa che tradisce i suoi compagni in arme. Non ci può essere vittoria nella tragedia.
4. La Tragedia viene cristallizzata come letteratura anzitutto nella cultura dell’antica Roma. Nel sistema legale romano la persona legale è evoluta nell’Eroe della letteratura romana. Libero dalle tradizioni, la persona legale possiede un grado di liberazione che si basa sulla condivisione della libertà del Capo dello Stato.
5. Il Capo dello Stato è circondato da cortigiani e da una élite culturale. L’essere invitato in questa compagnia richiede la massima disciplina nella cortesia, nell’educazione e nel consenso. Solo il sacrificio del Sé - uno sforzo strenuo - o, in parole di Hegel, l’alienazione, può venir acculturato. Solo pochi possono conseguire la CONSAPEVOLEZZA dell’ALIENAZIONE.
6. Ovviamente, per Hegel la definizione di alienazione è diversa da quella dataci da Marx, cioè l’alienazione dell’operaio dai mezzi di produzione. Per Hegel l’alienazione è il surplus di lavoro necessario ad elevare la persona media ad un livello elevato di cultura. Ma per la persona media la cultura sembra lontana e irraggiungibile, un qualcosa che si libra al di sopra della persona media umiliandolo.
7. Coloro che passano attraverso il fuoco dell’alienazione entrano a far parte della classe acculturata, che è opposta alla classe media. A far da ponte tra le due emerge una nuova classe, quella professionale di dottori consiglieri educatori e così via, per incontrare la classe media a metà strada.
8. A causa di questa stratificazione, il linguaggio si sviluppa in due direzioni maggiori, verso l’alto e verso il basso. L’adulazione - cioè il parlare verso l’alto delle persone presumibilmente di maggior cultura, e l’arroganza - cioè il parlare verso il basso delle persone meno colte - si sviluppano a un livello di vera e propria arte.
9. Coloro che non appartengono alla classe media e non fanno parte dell’élite culturale sviluppano un loro proprio territorio, quello della CONSAPEVOLEZZA LACERATA del “bohemien”. Questi critici sociali, questi emarginati di talento, possiedono un ingegno che qualche volta diventa arte. Il bohemien poeta usa gli strumenti della cultura contro la cultura. Dove lo stato è razionale, il bohemien gioca con l’irrazionale. Dove lo stato è irrazionale, il bohemien è svelto nell’essere razionale. Collegando la moralità domestica alla moralità del lavoro, il bohemien ricorda allo Stato le sue manchevolezze.
10. Il bohemien, irriverente razionalista, discute violentemente con il pio conservatore. “Alienazione e colpa sono troppo costose,” afferma il bohemien che così porta avanti l’Era dell’Illuminismo, la lotta tra fede e ragione che è stata molto ben rappresentata dalla Rivoluzione Francese.
11. L’Illuminismo chiede libertà di ragionamento, libertà di sfiducia nei fantasmi e nei folletti, libertà dalla pazzia, compresa la pazzia dello Stato. Tutto il resto è superstizione, che dev’essere respinta per il bene di tutti. Il suo traguardo è rivoluzionario, e cioè che la ragione umana deve conquistare il dominio su tutta la natura e su tutti i poteri del mondo.
12. Nella utopia ottimista dell’Illuminismo, la gente è sostanzialmente perfetta, ma il sistema della Chiesa e dello Stato frustrano questa nostra perfezione sostanziale. Secondo questa utopia, noi si dovrebbe arrivare alla distruzione dello stato e al raggiungimento dell’anarchia, perché così la nostra sostanziale bontà sarebbe libera di emergere.
13. La Rivoluzione Francese ha vinto. La Chiesa e lo Stato sono stati distrutti con la forza e la ghigliottina. L’anarchia ha prevalso. Ma l’utopia illuministica non si è realizzata, anzi, la criminalità organizzata è emersa come un incendio selvaggio, l’assassinio si è diffuso nelle città e il terrorismo ha governato le contrade. È sorto il Regime del Terrore. Qual’è stato l’errore? L’Illuminismo è stato ingenuo nel credere che il solo utilitarismo, combinato con un contratto sociale, avrebbe realizzato la sua Utopia. Non ha funzionato. Quando le istituzioni sono state rase al suolo, è andato perso qualcosa di imprevisto.
14. In retrospettiva, diventa ora chiaro che la religione è assai più complessa, assai più ricca di storia, assai più profonda nella psicologia, che un semplice trucco di preti. Il senso del peccato è assai più profondo che la dottrina del peccato originale, dal momento che noi non siamo capaci di realizzare la nostra piena potenzialità, così un certo grado di colpa esistenziale è inevitabile, indipendentemente dal clero. Inoltre, la stratificazione sociale è assai più complessa e radicata che un semplice trucco di governanti per ottenere ricchezza e potere. Il Regime del Terrore ha impartito all’Illuminismo una dura lezione.
15. Migliaia di anni di storia umana giacciono dietro le istituzioni della Chiesa e dello Stato. l’Illuminismo, invece di tentar di capire il reale motivo della loro esistenza, la loro reale natura, ha optato per una risposta facile ed irriverente. La letteratura della chiesa e dello stato non include la letteratura della psicologia profonda e della sociologia. Queste istituzioni non possono sapere il perché della loro esistenza, e sono abbastanza oneste nel dichiarare che la loro esistenza è un grande mistero. Una mente veramente scientifica dovrebbe iniziare da questo punto.
16. Napoleone ha guidato la Riforma, risolto il Terrore e calmato l’Illuminismo. È stato raggiunto un compromesso che resta valido ancor oggi. La religione sopravviverà, ma ora deve fare i conti con le esigenze dell’Illuminismo. La religione deve accettare la critica teologica, l’analisi testuale, il metodo storico e le motivazioni archeologiche. Per contro, l’Illuminismo deve riconoscere il ruolo importante che la religione può sostenere nella ricerca sociologica, nell’analisi della condizione umana e nei programmi sociali.
17. In definitiva, la religione e l’Illuminismo devono trovarsi d’accordo su almeno un assioma, quello che una CONSAPEVOLEZZA del DOVERE è vitale nelle faccende umane di qualsiasi dimensione. Il post-Illuminismo stringe le mani con la religione per celebrare la Consapevolezza del Dovere. Con l’idea del dovere noi otteniamo anzitutto una completa auto-certezza, perché il dovere reale per me non sarà mai un estraneo, ma un’immagine perfetta della faccia interiore propria di ciascuno di noi.
18. Il mio senso del dovere e l’auto-certezza s’incontrano col mio libero arbitrio, e si combinano nel supportare la mia CONSAPEVOLEZZA della LIBERTÀ. Io metterò in palio la mia stessa vita sulle politiche della libertà per me e per la mia comunità. Ma il Dovere può cozzare con la Libertà. Il dovere controllerebbe ogni cosa se appena potesse. La libertà non vuole esser controllata. Esiste lo spirito ed esiste la carne. Questi sono entrambi dentro di me, ed è una tragedia che si debbano combattere dentro il mio petto.
19. Se uno raggiunge l’equilibrio tra libertà e responsabilità sociale, la sua sarà una grande vittoria. È la più grande per un individuo maggiormente responsabile in uno Stato veramente libero. Questa persona spesso diventa la guida dello Stato. In questa persona, il Dovere e la Libertà diventano aperti a tutti, all’élite acculturata e al popolo medio. Con la Chiesa liberale e la Repubblica libera, noi definiamo i diritti inalienabili di tutti in una sacra Carta dei Diritti.
20. Anche con tutto questo, non tutto è perfetto. Il problema del male e del crimine non è scomparso. Dopo secoli di tentativi, il maggior successo nell’adattamento al lato buio della nostra natura umana viene finalmente raggiunto in una CONSAPEVOLEZZA del PERDONO. Nel perdono, Dovere e Natura possono coesistere pressoché ad ogni livello.
21. Tutte le morali, etiche, leggi e politiche sono finalmente arrivate a questo: che abbiamo stabilito una Repubblica della Libertà e una Carta dei Diritti, e poi siamo ritornati vittoriosi ad una vita di Consapevolezza del Perdono, avendo compreso che possiamo fare poco, oltre che migliorarci su queste basi che abbiamo raggiunto vincendo così tanta battaglia.
III. La CHIESA
1. Ovviamente, con tale scoperta abbiamo dedotto l’esistenza di una CONSAPEVOLEZZA RELIGIOSA. E a questo punto Hegel ci porta di nuovo indietro nella storia per sviluppare appieno tale tema. Anche se l’umanità è arrivata alla nostra comune Consapevolezza Religiosa solo nel Medioevo, tuttavia esistevano sacche di pensiero avanzato anche prima del Medioevo. Hegel torna ai tempi veramente antichi per iniziare.
2. Egli inizia la sua analisi da una CONSAPEVOLEZZA RELIGIOSA NATURALE, intendendo con queste parole le prime emozioni di religiosità nelle menti che vedevano la natura come un Dio, o come una serie di divinità. I popoli primitivi adoravano la Natura in quanto sole, luna, stelle, vulcani, animali e così via. Ci sono ancor oggi delle religioni che conservano un minimo di riverenza per certi animali o certi elementi nei loro riti.
3. Tuttavia, evolvendo nel tempo, gli umani sono risultati più interessanti degli animali, e il sole è risultato meno influente sugli affari umani di quanto si era sperato. Acquista spazio la pietà. Ciò che è veramente sacro – questa fu la conclusione - sono le persone sacre e le loro attività consacrate. Fu cercata la religione nelle grandi opere della mano dell’uomo come lo stesso Tempio e nella scienza ed architettura che lo crearono. Anche nelle arti del Tempio, come la scultura e la pittura (idolatria), la musica, la danza e il teatro, e in incredibili delizie culinarie: queste sono diventate le sementi di un nuovo sviluppo, la CONSAPEVOLEZZA RELIGIOSO- ARTISTICA. Quelli che hanno dimestichezza con la storia dell’arte, sanno che Arte e Chiesa coincidono in molti punti.
4. Per Hegel, come per Aristotele, esiste una gerarchia delle Arti in cui la musica e la letteratura occupano un posto preminente a causa della loro stretta rassomiglianza con la consapevolezza. La letteratura rivela in maniera squisita e sottile lo stesso mondo, il pensiero, le idee, per tutta la durata della lettura. E non solo le idee, ma idee chiare, personalità, relazioni, conflitti, anche i conflitti sacri e le idee sacre, ben oltre il mezzo letterario. Attraverso questo mezzo, la letteratura sacra, l’umanità scopre la più alta consapevolezza religiosa, la CONSAPEVOLEZZA della RELIGIONE RIVELATA. In questo livello di consapevolezza, oltre la religione naturale, oltre la religione artistica, la Parola è il massimo, la Moralità è il massimo, l’Amore è il massimo, con la relativa promessa di armonia, risoluzione, sintesi, cooperazione e un sentimento positivo ben oltre la coesistenza pacifica.