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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 08/03/2010 @ 11:00:54, in Immagini e poesia, linkato 7 volte)

Un augurio a tutte le donne e agli uomini che incontreranno nella loro vita

8 Marzo 2010

 

"[...] In Europa la libertà delle donne, di ogni donna, non può essere messa in discussione. Si tratta di un diritto raggiunto con estrema consapevolezza, e frutto di un grande sforzo anche da parte dei maschi. Non è lecito chiedere a nessuno di noi di non difendere le donne dall’oppressione.” ( da Italiani Liberi di Ida Magli)

Franca

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Di Admin (del 03/03/2010 @ 23:59:41, in News, linkato 13 volte)

 

 

 

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Di Admin (del 03/03/2010 @ 11:20:59, in Immagini e poesia, linkato 7 volte)

Grandi pittori

   Giocatori di carte

Paul Cézanne

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Di Admin (del 28/02/2010 @ 16:57:36, in La gaia scrittura, linkato 11 volte)

I membri dell’equipe: l’emèrito prof.dott. A.Senzaspème, le dottoresse F.Cessati e O.Spiriti.

- Il paziente.

Testo Teatrale

 

di Aldo il Monticiano

*******

= Pronto?. Sono la dottoressa Cessati, il professore vuole sapere se è tutto confermato per la visita specialistica delle 18.00. Confermato? Bene, noi siamo pronti. Sta già salendo qui allo studio del quinto piano? Ottimo, voi procedete pure con quanto stabilito (mette giù il telefono e si rivolge al professore) E’ arrivato. Ecco, questa è la cartella clinica e questi sono i risultati degli accertamenti e delle analisi.

I tre esaminano il tutto, si consultano tra loro, poi il professore si poggia allo schienale della sedia, volge il viso verso l’alto con le palpebre abbassate e con l’aria assorta, mentre le due dottoresse lo guardano in silenzio.

Dopo poco entra nello studio il paziente ansimando e barcollando, quasi sulle ginocchia e chiede:

=…ma…l’ascensore?...

= ( i tre all’unisono) E’ guasto!

Il paziente continuando a barcollare e senza fiato, cerca dove appoggiarsi per sostenersi

= aiutatemi…una barella…un letto…ah! Ecco…un divano...

= (i tre c.s.) Sdraiatevi!

= cinque piani…(lamentandosi si sdraia sul divano)

= (il professore porgendo una bomboletta alla Cessati) Ossigeno!

= (la Cessati porgendola alla Spiriti) Ossigeno!

= (la Spiriti ponendola sulla bocca del paziente) Ossigeno!

= (il paz.dopo aver aspirato e respirato, con un filo di voce)…io sono quello che deve essere consultato…

= (i tre c.s.) Come consultato?

= io non ci sono venuto…mi ci hanno mandato. Hanno deciso i miei. Stanno giù all’ingresso.Mi hanno detto: adesso vai a consulto dai professori della clinica dolce…dolce...

= (la Cessati) Sì, questa è la clinica DOLCE STAR MALE

= sì, basta però che se si entra verticale non si esca orizzontale. Neppure sono entrato che mi hanno chiesto soldi…

= (la Cessati) paziente che è entrato paga anticipato…

=(il paz.) scusi, ma quattromila euro?

= (la Cessati) però tutto compreso, Iva inclusa

= (il prof. al paz.) Alzatevi ! = (le due dott.sse insieme) Alzatevi!

= (il paziente fa fatica ad alzarsi e tiene stretta a sé la bomboletta dell’ossigeno, ma la Spiriti gliela toglie dalle mani)

= (il prof.) Come vi chiamate! = (le due dott.sse insieme) Come vi chiamate!

= io mi chiamo Guido Locarro

= (il prof.) Dove abitate! = (le due c.s.) Dove abitate!

= inVia dei Ceri 47

= (il prof.) Spogliatevi! = (le due c.s.) Spogliatevi!

= (il paz. esegue togliendosi giacca, cravatta e camicia)

= (il prof.) Via i pantaloni! = (le due c.s. stanno zitte)

= (il paz. rivolgendosi verso le due) che faccio me li tolgo?

= (le due c.s. tossicchiano e annuiscono con un gesto della testa)

=(il paz. allargando le braccia esegue e rimane in mutande)

= (il prof. sempre seduto, con in mano un binocolo) Raggi X ! = (le due c.s.) Raggi X !

= (il paz. sbarrando gli occhi)…ma quello non è …

= (la Cessati) La più recente invenzione del professore

= (il prof. al paz.) Voltatevi! = (le due c.s.) Voltatevi!

= (il paz. esegue faticosamente)

= (il prof. al paz.) Respirate! = (le due c.s.) Respirate!

= (il paz. respira a fatica)

= (il prof. al paz.) Trattenete! = (le due c.s.) Trattenete!

= (i tre confabulano a lungo tra loro scuotendo ogni tanto la testa, ma dimenticandosi nel frattempo del paziente il quale sta sempre trattenendo il respiro)

= (il paz. non gliela fa più a trattenere il respiro e quindi si volta ed esplode)…e allora? Io sto scoppiando…

= (il prof. imperturbabile poggia il binocolo e, sempre seduto, prende lo stetoscopio) Adesso tossite e cantate! = (le due c.s.) Tossite e cantate!

= (il paz. meravigliandosi) ma una volta non si usava dica 33…33…

= (i tre insieme) Cantate!

= (il paz. con un filo di voce) Gira e rigira biondina l’amore la vita godere ci fa, quando ti veggo piccina il mio cuore sempre fa ticchettì ticchettà…

= (il prof. guardando il paz. e scuotendo il capo) Vi vedo brutto! = (le due c.s. annuiscono)

= (il paz. un poco alterato) dovevo pagare quattromila euro per sapere che ero brutto? Lo sapevo già da solo e gratis…

= (il prof. declamando) Ippocrate dice! = (le due c.s. ripetono) Ippocrate dice!

= (il paz. chiede) Chi?

= (i tre insieme) Ippocrate!

= (il paz. insiste) E chi è? Mai sentito. Forse perché non leggo giornali e la televisione si è rotta

= (la Cessati) Ippocrate il più grande medico mai esistito, il sommo maestro greco…

= (il paz. più tranquillo) Ah! Ecco, non è italiano, per questo non lo conosco…

= (la Cessati) Ma è morto

= (il paz. quasi dispiaciuto) Mi dispiace, non lo sapevo e poi con la televisione rotta…

= (la Cessati) E’ morto più di duemila anni fa, nel 377 a.c.

= (il paz. più tranquillo) Beh! io non c’entro niente, sono nato nel 1930 d.c.

= (la Cessati incurante di tali parole prosegue) Ippocrate creò il metodo retto della indagine diagnostica fondato sulla osservazione e sul ragionamento. Gli orientamenti cardinali della terapia sono, secondo la sua scienza e anche secondo quella nostra, non nuocere al malato ed aiutare la forza mediatrice della natura. La vita è breve, l’occasione momentanea, l’esperimento pericoloso, il giudizio difficile!

= (il paz. un po’ frastornato) e a questo punto?...

= (la Cessati) Non sarà domani…= (il paz. la interrompe) meno male domani devo…(la Cessati) non sarà neppure dopodomani…=(il paz.) benissimo sono stato invitato ad un pranzo e proprio …

= (la Cessati) Ma sarà oggi, anzi adesso (agli altri due) sincronizziamo gli orologi …(al paz.) Tra cinque minuti esatti voi ci lascerete!

= (il paz. rinfrancato) oh! Finalmente. Allora mi posso rivestire…

= (il prof. al paz.) Non serve. Dove andate voi non serve. =(le due c.s.) Non serve!

= (il paz. che ancora non si rende conto) E perché?

= (i tre insieme) Siete arrivato al capolinea…

= (il paz. rammaricandosi) Perché non sono sceso qualche fermata prima?

= (la Cessati alla Spiriti) Misure! =(la Spiriti misura il paz.) 50 di spalle, 150 di altezza, 2^misura

= (la Cessati che ha annotato tutto, al telefono) Reparto cassa?

= (il paz. seccato) Ci sono già passato alla cassa…quattromila euro…

= (la Cessati al paz. calcando le parole) Questo è un altro reparto cassa (al telefono) Allora preparate una seconda…sì la media…no, la prima e la terza no
(il paz. meravigliandosi) Capperi che bella organizzazione

= (al paz. chiamandolo) Venite. Vedete giù da basso?

= (il paz.affacciandosi ad una finestra, meravigliato esclama) Guarda quanta gente? Parenti, amici, conoscenti. E c’è una carrozza con sei cavalli col pennacchio...

= (la Cessati) E’ un carro! E a cassetta?

= (il paz. canticchiando) c’è il cocchier, non ci perde d’occhio, guarda dentro il cocchio poi sorride e chiude un occhio

= (la Cessati al paz.) Adesso andate, passate prima al pianterreno, c’è il reparto cassa…Andate...

= (il paz. giunto sulla soglia della porta) Guarda, guarda, per andarsene l’ascensore funziona…

= (i tre insieme) Andate!

= (il paziente al pianterreno) Questo è il reparto cassa? Mi stavate aspettando? Come? devo entrare qua dentro? Va bene, ecco, è un po’ stretto, no, no, non spingete, fate piano. No le misure le hanno prese quelli del quinto piano, io che ne so, fate piano, un altro po’, ecco ci sono entrato, ecco fatto, chiudete pure (rumore di un coperchio che viene inchiodato).

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Di Admin (del 27/02/2010 @ 20:52:28, in News, linkato 15 volte)

Terremoto in Cile ….

  

                   

Onda Nera nel Po

Sono appena stata nel sito di falco di palude, anche lui niente, non ha scritto ancora niente sull’onda nera riversata nel Lambro che sta per raggiungere il Delta… io m’ immagino il perché… la ragione è nello sgomento per chi tanto fa e ci tiene alla questione ambientale che di fronte a questa ondata nera, dolosa, cadono le forze e l’ennesima immissione  nel Lambro di sostanze inquinanti, ha prodotto l’afasia.

Ora MANUELA  dovrà occuparsi anche di far luce su questa violazione.

Contro il terremoto e lo tsunami non si può nulla, ma possibile che i responsabili dell’inquinamento debbano restare impuniti e continuare le loro attività indebitamente?

postato da franca

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Di Admin (del 19/02/2010 @ 15:48:52, in La gaia scrittura, linkato 21 volte)

UN COLPO DI FORTUNA

di Aldo il Monticiano

 
L’involucro di plastica che tutte le mattine porto con me quando esco di casa e che uso per gli acquisti che devo fare per le necessità della mia famiglia questa mattina contiene, finora, soltanto due etti di parmigiano da grattugiare. Proseguo nella mia quotidiana passeggiata attraverso le vie del rione facendo ballonzolare in modo altalenante il sacchetto e i due etti di parmigiano in esso contenuti, così, senza neppure sapere perché. Giunto nei pressi della fermata della metro mi sento picchiettare sulla spalla sinistra, mi volto e mi trovo davanti una persona fuori del comune. Un pezzo d’uomo notevolmente più alto di me, di un’età indefinibile e dall’aspetto giovanile. Il volto incorniciato da una folta barba nerissima, occhi impossibili da scrutare perché occultati da un paio di occhiali scuri, cappello borsalino di colore grigio calcato sulla fronte bassa, con indosso un giubbotto anch'esso grigio, chiuso da una cerniera lampo. Pure lui ha in mano un sacchetto di plastica con dentro qualcosa che fa lentamente dondolare avanti e indietro. Posso notare bene tutto ciò che descrivo perché lui, prima di rivolgermi la parola, mi lascia, credo volutamente, il tempo di farlo.
=Salve
=Salve, mi dica
=Questo è lo scontrino e questa è la chiave, sai quello che devi fare
Neppure il tempo di riprendermi dalla sorpresa e di leggere quello che c’è scritto nel tagliando che mi ha consegnato, alzo la testa, mi guardo intorno, niente! Nessuna traccia dell’”uomo in grigio”. Ma dov’è andato? L’unica possibilità che ho di rintracciarlo è quella di sperare che sia sceso in metropolitana e quindi scendo anch’io. Appena fatti tre scalini vedo in terra il sacchetto di plastica che quel tizio aveva in mano pochi secondi prima. Lo raccolgo e mi convinco che è proprio quello ma dentro, anziché qualcosa di commestibile, ci trovo un piccolo pezzo di mattone avvolto in una mezza pagina di giornale. Comincio ad insospettirmi e corro, secondo quello che mi permette l’età e la salute, alla ricerca dell’uomo in grigio. M’imbatto in un barbone con accanto un grosso cane, entrambi seduti in terra: lui, con la schiena poggiata al muro del corridoio d’ingresso alla metro, sta rigirandosi tra le mani un giaccone e un cappello entrambi di colore grigio fiutando questi due oggetti con il naso sul quale ha inforcato un paio di occhiali scuri. Ecco la conferma ai miei sospetti. Però non c’è la barba, Sì, perché quella che aveva sul viso, secondo il mio parere, doveva essere senz’altro finta. Continuo a girare con lo sguardo tutt’intorno a me però è perfettamente inutile. Mi chiedo il perché di quello che è successo ma non so darmene una ragione. Evidentemente sono stato scambiato per qualcun altro. Vado dal barbone per chiedergli se mi può descrivere la persona che gli ha dato quegli oggetti ma mi tocca scappare a gambe levate perché oltre a coprirmi di male parole mi aizza contro il suo cane che credevo dormisse. E adesso?
Mi reco nel vicino giardino, mi siedo in una panchina, mi guardo accuratamente intorno e comincio a riflettere. Devo cercare di comprendere qualcosa riguardo quello che mi è accaduto o che mi potrebbe accadere. Già. Chissà quali sviluppi prenderà la ”cosa”? Intanto comincio col pensare che il sacchetto “danzante”, meglio, i due sacchetti, c’entrano qualcosa e addirittura che questi sono un elemento importante, diciamo il primo indizio. Secondo me proprio loro hanno svolto la funzione di segnale di riconoscimento fra due persone che non si sono mai viste e che quindi non si conoscono. Mi viene in mente tutto ciò che ho appreso in questi ultimi dieci anni da libri e film polizieschi e di spionaggio. Devo ricordarlo poiché la faccenda lo richiede. Che ho in mano? Prima cosa ciò che m’ha dato l’uomo in grigio il quale ha usato sicuramente un travestimento per rendersi irriconoscibile mentre invece lui mi ha facilmente riconosciuto. Perché? Forse il segnale di riconoscimento è stato, per lui, il “sacchetto danzante”che avevo in mano. Seconda cosa da fare è quella di esaminare attentamente ciò che “l' uomo in grigio” mi ha consegnato. Nello scontrino leggo che è stato rilasciato questa mattina alle 8:30 a.m. dal deposito bagagli della vicina stazione ferroviaria. Se quel tale, oltre allo scontrino, mi ha dato anche una piccola chiave dicendomi pure che sapevo quello che dovevo fare la cosa più logica è andare a ritirare il bagaglio al deposito, aprirlo e vedere che diavolo spunta fuori.
Non reputo prudente andarci oggi. Potrebbe esserci qualcuno appostato nei pressi per vedere se il bagaglio viene ritirato e da chi. Lascerò passare qualche giorno. Il venerdì pomeriggio e il sabato mattina credo siano i momenti di maggior affollamento della stazione e allora…vada per sabato.
Eccomi alla stazione sabato mattina alle 9:00. C’è un viavai pazzesco di cose e persone; i bar sono stracolmi di gente che consuma brevi e veloci colazioni. In uno di questi bar, quello più vicino al deposito bagagli, riesco a prendere posto da solo, in un piccolo tavolino e ripasso a mente il piano che ho studiato a casa. Ho indossato abiti di foggia assai diversa da quelli dell’altro giorno sperando così di non essere facilmente riconosciuto. Adesso occorre contattare la persona adatta allo scopo che mi sono prefisso.
Eccola. È una ragazza sola, sottobraccio ha un paio di libri, probabilmente una studentessa universitaria fuori sede che torna a casa per il week-end ed è in attesa dell’arrivo del treno che dovrà prendere per tornarsene a casa. Lo presumo dal fatto che pur degustando un cappuccino molto lentamente consulta in continuazione il suo orologio e il quadro recante l’orario arrivi e partenze dei treni. Non mi alzo dal posto in cui sono seduto e la interpello falsando notevolmente il mio timbro di voce:
=Signorina scusi
=Prego, dica pure
Mi pare ben disposta:
=Mi deve proprio scusare ma alla mia età i problemi s’ingigantiscono…ehm…potrebbe farmi una cortesia?
=Certo, se posso, perché no
=Ecco, si tratta di questo. Io devo ritirare il bagaglio che ho lasciato in deposito, vede, quello là è il posto dove si depositano i bagagli…ehm…siccome ho un po’ di difficoltà, eh sì, le do lo scontrino. Me lo può ritirare lei? È abbastanza semplice se non le crea troppo disturbo. Mi eviterebbe una fatica anche se lieve
=Non si preoccupi, ci penso io. Spero soltanto che ci sia poca gente altrimenti rischio di perdere il mio treno
=No, no, non credo. Da qui vedo che è poco frequentato questa mattina. Ecco questo è lo scontrino per il ritiro e grazie tante in anticipo
=Prego
Tutto sta andando secondo il piano stabilito. La ragazza, tra l’altro proprio bellina, sta entrando. Ancora qualche minuto…eccola che torna verso di me con una grossa valigetta ventiquattr'ore in una mano. Prima di farle segno di avvicinarsi guardo attentamente se è pedinata da qualcuno, non si sa mai. Per precauzione mi sposto da dove ero seduto e dal fondo del bar faccio cenni alla ragazza che sta entrando…
=Eccomi, sono andato al bagno, sa, ad una certa età
=Sì, sì, capisco. Ecco il bagaglio
=Non so proprio come ringraziarla. Le posso offrire qualcosa?
=No, no, grazie adesso devo proprio andare, arrivederci
=Ah? Sì…speriamo. Arrivederci e grazie
Appena uscita la ragazza prima di prendere la valigetta indosso un paio di guanti che mi sono portato appresso per evitare di lasciare impronte. Con la valigetta in una mano ed un bastone nell’altra, simulando una finta zoppia, mi avvio verso casa. I miei saranno fuori per l’intera giornata invitati da una sorella di mia moglie. Gli ho detto che non sarei potuto andare con loro perché non mi sentivo troppo bene. Da solo in casa posso esaminare la valigetta più tranquillamente. Che ci sarà dentro? Una bomba? Non credo, perché dovrebbe esserci? Anche se mi hanno scambiato per qualcun altro, che so: un mafioso, una spia, un terrorista o un killer non credo sia possibile adottare simili metodi. Oppure sì? Poggio le orecchie sui bordi della valigetta per sentire un’eventuale ticchettio. Che idiozia, se dentro c’era qualcosa di esplodente a tempo a quest’ora il deposito bagagli era bello che saltato in aria. No, no, dentro ci deve essere per forza qualche altra cosa con le relative istruzioni su ciò che si doveva fare se fossi stato io il tizio che doveva essere contattato. Progetto di un’arma misteriosa da vendere ad una potenza straniera? Documenti segreti e pericolosi per qualche personalità importante? Basta. Se vado avanti così non aprirò mai questa benedetta o maledetta valigetta. Sempre con indosso i guanti prendo la chiave, la infilo nella serratura con molta delicatezza stando attento ad evitare qualsiasi brusco movimento come se così facendo, ove dentro ci fosse un esplosivo, io mi salvo. A volte sono proprio uno scemo. Via, coraggio, apriamo. In un millesimo di secondo apro e…chiudo con un colpo secco.
Comincio a sudare freddo…mi assale un tremito violento…non riesco a frenarmi. Cerco di alzarmi dalla sedia ma le gambe non ne vogliono sapere. Mi asciugo il sudore che m’ha invaso tutto il corpo e lentamente, molto lentamente sento che mi sto riprendendo da questa specie di shock. Forse è stato un sogno o un incubo? Sollevo nuovamente il coperchio e quello che avevo intravisto prima è realtà. Il contenuto è maledettamente reale. Un mucchio di biglietti da 500 euro ordinatamente impacchettati! Quanti saranno? Cento? Mille? La valigetta ne è completamente piena fino agli orli. Mi prende la smania di toccarli, di accarezzarli quasi ma mi freno in tempo. Un momento. Calma e sangue freddo. Che significato può avere tutto questo tesoro? Non ne ho la minima idea e nemmeno posso andarmene in giro a chiedere o a dare spiegazioni, quindi me la devo cavare da solo. Comincio a pormi delle domande: vediamo un po. Soldi da riciclare? Soldi falsi? Soldi frutto di qualcosa di disonesto che so, furti, rapine, saccheggi, sequestri di persona, tangenti? Oppure la ricompensa per qualcosa di delittuoso da compiere? Cerchiamo di conservare la calma, già ma come? Sono talmente agitato da sentirmi come in un frullatore. E mi gira anche la testa. Finalmente riesco ad alzarmi e allora decido di andarmi a preparare una tripla camomilla. Prima però richiudo la valigetta. Non si sa mai, si dovesse volatilizzare tutta quella grazia divina. Ingurgito la camomilla così velocemente che rischio di strozzarmi senza peraltro avere evitato di scottarmi. Emano lingue di fuoco come il canone a sei zampe di quel logo. Riapro la valigetta: sono effettivamente biglietti da 500 euro. Non li avevo mai visti. Sono belli però, un bel colore. Sì, sì, sono proprio belli, da vedere e da spendere…Ma come? Sempre con le mani inguantate prendo un pacchetto di quei cari 500 euro e li conto: 1,2,3,4,5,6,7…Arrivo fino a 50. Allora: 500 per 50 quanto fa? Non riesco nemmeno a fare questa semplice operazione: 500 per 50…500 per 50…fa…25.000 euro? Impossibile, sono troppi. Ma no per la miseria sono proprio 25.000. Non ce la faccio a contare anche gli altri. Sto tremando di nuovo. Sono troppo agitato. Vado a farmi altre tre camomille. Il cuore mi sta martellando il petto. Calma, calma,calma. Cerchiamo di esaminare la “cosa” con freddezza. Vediamone gli eventuali lati negativi: se sono falsi come faccio a scoprirlo? Intanto voglio accertarmi se sono tutti soldi oppure in mezzo ai pacchetti ci sono soltanto pezzi di carta. Vediamo un po’: no, no sono soltanto soldi…Insomma “soltanto” per modo dire. Poi le fascette che li tengono sono semplici strisce di carta senza alcun timbro bancario…Ma quanti saranno? Non lo voglio sapere, almeno per ora, altrimenti rischio di farmi venire un colpo. Voglio solo accertarmi che i numeri di serie non siano consecutivi…Bene, non lo sono.
Devo escogitare un piano. Sarà meglio per un po’ di tempo non uscire di casa. La scusa e bella e pronta, dirò che non mi sento bene. Mi farò crescere la barba, mi metterò un paio di occhiali da vista anche finti, poi quando deciderò di uscire eviterò di passare dalle parti in cui l’altro giorno ho fatto quell’incontro.Mi piacerebbe rendermi invisibile almeno per un certo periodo.
Quando dovrò verificare se i biglietti sono falsi andrò a cambiarli ma non in banca e neppure alla posta perché se lo fossero verrei subito denunciato alle autorità competenti. Meglio evitare. Mi conviene andare in vari negozi. Intanto, per esempio, dal fornaio dove vado quasi tutti i giorni, mi conosce bene, inventerò una scusa qualsiasi, si, tutto però a tempo debito.
Ho letto da qualche parte che quando una persona trova del denaro di qualsiasi ammontare senza che si riesce a sapere a chi appartiene e nessuno lo reclama, dopo un certo periodo di tempo, mesi? Anni? non ricordo, il “fortunato” ne diventa il legittimo proprietario. Sarà così?Lo spero, ma se nel frattempo io, considerata la mia età, “navigherò verso altri lidi” che succede? Farò in modo che, eventualmente, la mia famiglia possa godersi il gruzzolo. Come ricevere una normale eredità. Proveniente da dove, si chiederanno? Troveranno una lettera al riguardo con tutti gli opportuni dettagli.
Lascio trascorrere alcuni mesi e quindi do inizio all’operazione “money changer”. Cambio settimanalmente soldi e zone della città. Tutto fila a meraviglia. I “500” sono più che buoni, sono ottimi. In casa si chiedono come mai spendo soldi così in continuazione e dove li trovo considerata la mia pensione. Ho raccontato una frottola. Per misura cautelativa un lavoretto extra a giorni e ad ore alterni, tipo venditore porta a porta di pubblicazioni.
Funziona! Giustifico così sia il cambiamento del mio aspetto che il flusso dei soldi.
In giro, come ogni settimana, sono fermo ad un semaforo insieme ad altra gente ed attendo che diventi verde il segnale per l’attraversamento pedonale. Appena scatta siamo in molti che, nei due sensi di marcia, attraversiamo sulle strisce. Mi viene incontro un tizio grande e grosso con uno strano sguardo. Compie un’ancor più strano movimento come se sta per cadere, mi si aggrappa e nello stesso istante sento una specie di “plop”. Avverto un forte dolore al petto, all’altezza del cuore, scivolo lentamente a terra ed il tizio quasi mi ci accompagna mettendosi a gridare. Sento che le forze mi stanno abbandonando, mi sembra di non avere più né gambe né braccia. Non riesco a parlare mentre mi pare di udire grida e lamenti che tendono lentamente ad affievolirsi. Qualcuno, furtivamente, mi sta frugando in tasca. Se poco fa era mattina perché sta diventando sempre più buio…e perché mi vogliono togliere dalle mani il sacchetto?
NON LO SAPRO' MAI

http://viadellapolveriera.blogspot.com/ 

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Di Admin (del 19/02/2010 @ 00:24:49, in Scrivere, linkato 18 volte)

ANGELI   CUSTODI

 ovvero di cani, gatti e altri animaletti

 di Alessandro Mantovani

 

  

 a Gisella, fata dei gatti

 Una cosa che mi manca, qui a Florianopolis, sono i gatti.

Non posso tenerne uno perché dovrò assentarmi spesso e a lungo, e dunque sento una vera “saudade” per quella presenza silenziosa (beh, non sempre...), morbida, piena di grazia e di magia, per quella coda a punto di domanda che attraversa la casa, portando con sé il buonumore.

Mi sembra strano non sentire più, con il tatto e con l'udito, quel fenomeno sul quale ancora gli etologi si interrogano, le “fusa”, con cui i gatti manifestano le loro indecifrabili emozioni.

Forse ancor peggio, però, è che non ne incontro per le strade, o nelle case: i brasiliani, qui nel Sud (a Bahia è diverso), amano i cani, e i gatti sono una rarità.

Eccomi  privato insomma di quel piacere speciale di incontrarli lungo la via, di vincerne la  diffidenza, di sedurli, farli amici; fino al punto, talvolta, da farmi seguire per un breve tratto di strada....), prima di salutarli con un'ultima grattatina sulla nuca, o sulla pancia (da noi spesso assai pingue e poco ... felina).

Avvertendo questa nostalgia del mio pet preferito, mi sento in vena di riflessioni pseudo-filosofiche, alle quali mi abbandono insistentemente, come alla fine di un amore....

Perché amiamo con tanta intensità i nostri animali domestici (non importa qui se gatti, cani, canarini, criceti, coniglietti, ecc. )? Perché ci sembra talvolta che siano i soli esseri viventi (umani compresi) che desideriamo davvero vicino a noi?

Per dare facili spiegazioni abbiamo fabbricato molti luoghi comuni.

Tipologia 1, della serie siamo irrimediabilmente tarati dentro: “l'uomo è lupo all'uomo”, “siamo diventati così egoisti che non sappiamo più rapportare gli altri della nostra stessa specie”, “siamo così aridi che ormai amiamo un pappagallino colorato più di un amico, che abbandoniamo i nostri vecchi in un ospizio ma ci portiamo appresso Fuffi in campeggio, che preferiamo palettare la cacca del nostro Fido piuttosto che pulire il culetto del baby,  and so on....

Tipologia 2, della serie tentativo di spiegazione sociale: siamo così soli ormai, in mezzo ai nostri simili, in un mondo gretto che ha ucciso i “valori”, che mette il denaro sopra tutto, ecc. che ci rifugiamo con più trasporto tra le zampe di un fox terrier che tra le braccia di un partner, che un siamese riverso sulla nostra pancia ci fa vibrare di piacere, mentre facciamo di tutto per sfuggire l'intimità con il/la consorte, e patatì patatà....

Ci sarà del vero, non contesto. Però a me piace pensare che ci sia qualcos'altro, più profondo, più remoto e - mentre sogno di affondare la mia mano nella pelliccia di un norvegese, o di un semplice europeo (parlo di gatti, non di umani, vivaddio...), ve lo voglio spiegare.

L'antropologia e l'archeologia hanno ormai stabilito con certezza che fin dai tempi più remoti i cani seguivano l'uomo, vivendo in simbiosi con le orde nomadi dei nostri antenati . Fin da allora, quest'animale dalla viva intelligenza e dalla spiccata socialità, ci aiutava nella caccia, nella difesa dello spazio dei nostri insediamenti contro intrusi e pericoli, sicuramente ci teneva compagnia, e giocava coi nostri cuccioli. E quanto simile a noi! Gregario, capace di tenerezze quanto di ferocia, così ben disposto a farsi guidare e comandare, geloso, bisognoso di affetto .....

In quei tempi remoti, nei quali il tool making animal, l'”animale che fabbrica strumenti”, cioè la “scimmia nuda”, si serviva ancora di pietre appena dirozzate, la differenza tra noi e loro doveva apparire (a noi e a loro) ben minore di quanto appaia oggi.

Se in seguito abbiamo appreso  l'allevamento, moltiplicando così i nostri mezzi di sussistenza, imparando a crearli, proiettandoci nella grande rivoluzione neolitica, con chi abbiamo fatto le nostre prime esperienze di domesticamento, se non con il cosiddetto “miglior amico dell'uomo”?

I gatti devono essere arrivati più tardi, col semi-nomadismo, aiutando l'uomo a tener lontani serpenti, ratti, e salvandolo così da malattie o punture letali. Meno sociale del cane e poco gregario, ma pigro e opportunista quanto l'uomo, pronto – come solo l'uomo oltre lui può fare – a cacciare ed uccidere per il puro piacere (più feroce di una tigre, lo ha definito Baudelaire), il gatto ha dato vita a molti culti, il più famoso dei quali era praticato dagli antichi egizi, che in suo onore scolpirono  possenti statue di granito.

Per questo Feuerbach dice che gli animali sono i nostri “angeli custodi”. E' salendo sulla loro groppa, imparando a servircene, a farne i nostri servitori, che ci siamo innalzati dalla preistoria alla storia. Grazie Feuerbach, per questa immensa intuizione, confermata poi dall'esame comparato delle società antiche: sono (vedi Morgan) i gruppi umani che hanno avuto a disposizione maggiore varietà e quantità di animali addomesticabili quelli che si sono evoluti più rapidamente. E dato che l'uomo non è un dato a priori, un puro prodotto naturale, ma il prodotto di una storia di milioni di anni, cioè della prassi umana (e prima ancora pre-umana), possiamo dire quanto segue: se gli animali addomesticabili non fossero esistiti, noi saremmo diversi da come siamo, il che equivale a  dire che non saremmo, perché saremmo qualcos'altro.

Non a caso, almeno prima della civiltà,  l'uomo – come provano i suoi Totem e i suoi splendidi graffiti – sapeva riconoscere negli animali che gli stavano accanto, anche quando doveva abbatterli, i suoi affini, i suoi alleati, e li onorava con svariate forme di culto. L'uomo sentiva bene allora, che la presenza degli animali è la conditio sine qua non della nostra “umanità”, e che identità e distinzione dagli animali sono qui tutt'uno.

Tanto è impressa al fondo del nostro essere l'idea della potenza “spirituale” di questi animali così prossimi a noi, che i lupi mannari hanno popolato di paura le nostre notti, e  streghe e demoni hanno nel Medio Evo assunto le sembianze del gatto nero.

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Di Admin (del 16/02/2010 @ 16:42:51, in News, linkato 22 volte)

Mi piacerebbe festeggiarlo così: 

L'ho ballato tanto il tango da giovane, grazie a Dio!, anche accompagnandomi con una scopa, però ho avuto un partner fisso per La Comparsita.

Franca

http://www.senortango2.it/foto_caminito.html

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Di Admin (del 15/02/2010 @ 11:38:55, in News, linkato 23 volte)
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Di Franca (del 14/02/2010 @ 10:41:16, in Immagini e poesia, linkato 22 volte)

Da "frasi d'amore"

 

     

Se guardi in cielo e fissi una stella, se senti dei brividi sotto la pelle, 
non coprirti, non cercare calore, non è freddo ma è solo
amore
~
Kahlil Gibran ~


 

 

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