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<title>Borgo Polesinino</title><link>http://www.lacasinadeltapo.it/dblog/</link>
<description>Borgo Polesinino</description><language>it</language>
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	<title><![CDATA[TRE AMERICANI A ROMA di Aldo Accardo]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="justify"><img alt="" src="/public/Aldo.jpg" />&nbsp; <font color="#333300" size="4"><em>Aldo Accardo</em></font></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><font face="Calibri" size="4"><a href="http://viadellapolveriera.blogspot.com/"><strong>http://viadellapolveriera.blogspot.com/</strong></a></font></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><font color="#333300" size="4"></font></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><font color="#333300" size="4">TRE AMERICANI A ROMA <br /><br />Il 4 giugno 1944, dopo l'occupazione da parte dei nazisti, Roma venne liberata dagli anglo-americani i quali poi la &quot;tennero occupata&quot; per un bel po' di tempo. <br />Dall'inizio del 1945 io avr&ograve; cambiato almeno tre volte il tipo di lavoro, ma per un periodo abbastanza lungo svolsi l'aiuto di qualcuno presso il Teatro Galleria, dentro la Galleria Alberto Sordi gi&agrave; Colonna: una volta del guardaporta, un'altra del macchinista e un'altra ancora dell'aiuto elettricista. <br />Tutte le sere rientravo a casa dopo la mezzanotte, facendomi la strada a piedi da Piazza Colonna passando per Fontana di Trevi, Largo Tritone, il Traforo sotto il Quirinale, via Nazionale, via dei Serpenti, via degli Annibaldi, via del Fagutale fino a via della Polveriera. <br />Numerosi sono gli episodi di quel periodo che, se riuscissi a ricordandomeli tutti, potrei racontarne un notevole numero, per&ograve; mi limito a parlarne soltanto di tre aventi come protagonisti altrettanti soldati americani. <br />L'AMERICANO N.1 <br />che conobbi fu un sergente maggiore dell'esercito, nativo di Derby nel Connecticut, del quale ricordo ancora nome e cognome. Ci siamo tenuti in contatto tramite posta per molti anni, almeno una decina. Adesso che ci penso mi rammarico di una cosa. Lui m'inform&ograve; che a Derby aveva una moglie e un figlio, che era proprietario di un'impresa, non ricordo di che tipo, e che lavorava con lui, oltre ad un gruppo di dipendenti, anche una giovane segretaria italo-americana. Malgrado io abbia dovuto affrontare lunghi periodi di disoccuppazione, non mi venne mai in mente di dirgli se potevo andare a lavorare nella sua impresa l&igrave; in America. Forse molte cose sarebbero cambiate per me. In meglio o in peggio non lo so. <br />Tornando a quel sergente, una sera, all'ingresso del teatro, sia all'inizio dello spettacolo di variet&agrave; in programma, sia al termine m'interpell&ograve; chiedendomi se a Roma c'erano dei reparti di boy-scout. Malgrado lui parlasse pochissimo l'italiano, altrettanto io l'inglese riuscimmo per&ograve; a capirci e al mio diniego mi disse che lui in America era un capo degli scout e che avrebbe avuto piacere incontrare qualcuno per formarne un reparto qui da noi. L'indomani mattina ne parlai agli amici, anche a quelli pi&ugrave; grandi di noi, i quali quasi tutti aderirono. In breve, grazie a questo soldato del Connecticut formammo uno dei primi reparti di scout laici del C.N.G.E.I. - Corpo Nazionale Giovani Esploratori Italiani. <br />L'AMERICANO N.2 <br />mi capit&ograve; di conoscerlo una delle sere o meglio delle notti in cui rientravo a casa dal lavoro. Arrivato a via degli Annibaldi successe un fatto incredibile. <br />Devo necessariamente fare una descrizione un po' noiosa di questa via perch&egrave; si possa raffigurare meglio l'accaduto. La via di cui parlo inizia da via Nicola Salvi di fronte al Colosseo e, scendendo, termina in via Cavour. Lungo entrambi i lati vi sono due muraglioni: all'inizio bassi fino met&agrave; dell'altezza di un uomo poi alti una quindicina di metri quando si arriva in via Cavour. <br />Quella notte io che provenivo da via dei Serpenti e avevo attraversato via Cavour stavo iniziando il percorso di via degli Annibaldi quando da uno dei due muri pi&ugrave; alti piomb&ograve; dinanzi ai miei piedi qualcosa di voluminoso e pesante. Per un pelo non mi aveva sotterrato. Una coppia che camminava davanti a me, udito quel forte colpo si era voltata e si era avvicinata per vedere cosa era successo. Ad un certo punto sentimmo dei flebili lamenti che provenivano dal &quot;coso caduto&quot;. Malgrado la strada fosse semibuia io e la coppia ci chinammo per capire di cosa si trattava. Ci guardammo in faccia increduli: era un militare americano di colore, completamente sbronzo. Farfugliando non so cosa cominci&ograve; a muoversi per tentare di alzarsi, noi lo aiutammo, cercammo di fargli capire che volevamo chiamare &quot;l'ambulance della Red Cross&quot; ma lui invece faceva gesti di diniego e si svincolava da noi. Come se fosse atterrato col paracadute anche se un po' barcollante, si avvi&ograve;, imbocc&ograve; via Cavour e se ne and&ograve; verso via dei Fori. Mi parve addirittura di sentirlo fischiettare. Ad ogni modo, contento perch&egrave; era vivo,gli gridai dietro &quot;piacere d'averti conosciuto Joe&quot;. <br />L'AMERICANO N.3 <br />forse si chiamava John o chiss&agrave; come quando lo vidi ma non riuscii a capirlo. Sempre una delle volte in cui, tornando a casa dopo mezzanotte camminavo lungo via dei Serpenti, a met&agrave; della stessa via mi accorsi che un militare americano, bianco, capelli nerissimi, stava seduto su alcuni gradini di un piccolo negozio chiuso e si lamentava. Mi avvicinai, mi accorsi che era ubriaco, gli chiesi se c'era qualcosa che non andava e lui, con un filo di voce e un linguaggio mezzo italiano condito dal dialetto siciliano mi rispose: <br />&quot;picciuttieddu...u vedesti chi minchiata fecero a mia?&quot; (ragazzino, hai visto che cavolata mi hanno fatto?) <br />&quot;cu fu?&quot; (chi era?) <br />&quot;e che ne saccio, scuru era...talia chista banna&quot; (e che ne so, era buio, guarda qui) <br />&quot;minchia! Cuteddata fu? (cavolo! &Egrave; stata una coltellata?) <br />&quot;no, vasata di fimmina&quot; (no, bacio di donna) ...e svenne mentre dalla ferita usciva sangue. <br />Feci cenno ad un signore che fortunatamente stava passando nei pressi, in fretta gli spiegai la faccenda ed insieme ci recammo in una vicina uscita laterale della sede centrale della Banca d'Italia <br />e a una guardia di finanza l&igrave; in servizio gli raccontammo tutto. <br />Fece un paio di telefonate dopo le quali arriv&ograve; la Polizia Militare Anericana e un'ambulanza. <br />Spiegai nuovamente come stavano le cose e, dopo alcuni accertamenti, mi lasciarono tornare a casa tranquillamente. <br />Ripensando all'accaduto credo che quel militare americano non poteva chiamarsi John. <br />Scommetto che si chiamava Caliddru (Calogero), il mio secondo nome. <br /></font></p>
<p>&nbsp;</p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.lacasinadeltapo.it/dblog/articolo.asp?articolo=284]]></link>
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	<dc:date>2010-07-15T10:45:55+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Admin</dc:creator>
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	<title><![CDATA[L'UOMO CHE, FERMO ALL'INCROCIO, LEGGEVA UN LIBRO di Aldo Accardo]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="justify"><font color="#333300" size="4"><img src="/public/Aldo.jpg" alt="" />&nbsp;<em>Aldo Accardo</em></font></p>
<p align="justify"><em><font color="#333300" size="2"><a href="http://viadellapolveriera.blogspot.com/2010/06/luomo-che-fermo-allincrocio-leggeva-un.html"><strong>http://viadellapolveriera.blogspot.com/2010/06/luomo-che-fermo-allincrocio-leggeva-un.html</strong></a></font></em></p>
<p align="justify"><font color="#333300" size="4">'UOMO CHE, FERMO ALL'INCROCIO, LEGGEVA UN LIBRO <br /><br />Senza ombra di dubbio &egrave; una persona distinta, alto, capelli bianchi folti, occhiali di marca, credo, poco pi&ugrave; che sessantenne. <br />La prima volta l'ho notato cinque giorni fa, fermo, poco distante dal semaforo, all'ombra del fogliame di un albero che spunta dal giardino privato di un palazzetto in via Emanuele Filiberto quasi all'incrocio con viale Manzoni. <br />Mi sono incuriosito perch&egrave; l'uomo, non essendovi alcuna panchina, stava in piedi, immobile, con nelle mani un libro voluminoso, ad occhio e croce almeno di sei-settecento pagine, e mostrava di leggere avidamente senza alzare mai gli occhi da quelle pagine che dovevano interessargli molto. <br />L&igrave; per l&igrave; ho pensato: va bene, si vede che &egrave; giunto ad un punto del libro veramente interessante per cui non vuole smettere di leggere. Nulla di strano, ognuno &egrave; libero di agire come meglio crede. <br />Due giorni dopo, poich&egrave; faccio tutti i giorni quel tratto di strada e sempre alla medesima ora del mattino, minuto pi&ugrave; minuto meno, nello stesso posto e col medesimo atteggiamento ecco l'uomo col libro in mano che legge. <br />Passandogli piuttosto vicino mi accorgo che deve aver letto un bel numero di pagine del librone poich&eacute; ha superato abbondantemente la met&agrave;. <br />Chiss&agrave; di che libro si tratta. <br />Sicuramente non &egrave; la Bibbia, non &egrave; il Corano e neppure il libro della Torah giacch&eacute; sono riuscito a dare una sbirciatina e dalla scrittura delle pagine in bella vista noto che &egrave; certamente un romanzo. <br />Questa mattina stessa scena come le due precedenti. Una piccola differenza c'&egrave; per&ograve;: il numero delle pagine ancora da leggere &egrave; notevolmente calato; l'uomo sta arrivando alla fine del suo <br />bets seller. <br />Mi viene voglia di domandargli se ha gi&agrave; capito chi &egrave; il serial killer ma sorvolo poich&eacute; il romanzo potrebbe essere un thriller con relative istruzioni. <br />Prendo una decisione: domani cambio percorso. <br />Anche perch&eacute; c'&egrave; in giro un passaggio di &quot;tortore&quot; le quali accantonate le minigonne, forse perch&egrave; troppo lunghe o fuori moda, hanno optato per dei miscroscopici pantaloncini appartenenti, credo, ai loro fratellini o ai loro figli pi&ugrave; piccoli. <br />Piacevoli incontri, senza dubbio. <br />Niente a che vedere per&ograve; con quello che ho avuto circa un'ora dopo con un tale, piuttosto anziano, il quale indicandomi con un dito mi apostrofa dicendomi: <br />= Voi siete italiano? <br />Mi guardo intorno per vedere se con me c'&egrave; qualcun'altro ma sono solo e allora rispondo <br />= s&igrave; certo <br />Lui mi guarda serio e mi dice <br />= e a me che me ne frega <br />E si allontana nella direzione opposta alla mia. <br />Totalmente vero e scioccante. <br /></font></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.lacasinadeltapo.it/dblog/articolo.asp?articolo=283]]></link>
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	<dc:date>2010-07-15T10:33:05+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Admin</dc:creator>
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