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L’altra sera, sul terrazzo di casa… ripassavo mentalmente un motivo musicale. Accompagnava le parole che mi venivano in mente un temporale lontano che rischiarava il cielo a tratti.
Uranio puro ________________________________________________________________________________
Mai nessuna meraviglia potrà più toccarmi mai nessuna comprensione potrà mai guarirmi mai nessuna punizione sarà più severa mai nessuna condizione sarà mai più vera
Se il mio cuore avesse fiato correrebbe ancora e invece resta lacerato dentro una tagliola quale grado di stupore potrei superare quale tipo di dolore potrei consumare
È un altare di ricordi questa stanza nera sacro luogo di promesse per la vita intera quanto nitido rancore dovrò cancellare quale livido silenzio dovrò sopportare
Sono fragile perché sono un nido caduto sono fragile perché non ho più te sono fragile perché sono seta nel fuoco
Non ho più te, sono solo al mondo non ho più te, buio più profondo
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Marta mi aveva donato l’uranio. Ricordo la forza di alcune sue frasi sulla mia persona, gli esatti istanti nei quali me le esternava, il luogo ove ci trovavamo, il clima che c’era. Ricordo il mio sbilanciamento nel sentirle, la mia celata gioia, il pudore con il quale registravo quelle parole, una dopo l’altra. L’effetto dirompente del dopo, quando nel ripensarle, provavo una intensa emozione. Marta mi aveva donato l’uranio; una forza dirompente che rigenerava forza, che andava ad aggiungersi, ad accumularsi, ad aumentare. Ancor oggi a distanza d’anni, quella forza continuo a sentirla. Superati da un pezzo i quaranta, non ho mai più risentito frasi così. Lasciata Marta, non ho perso la carica di quell’uranio che la sua persona sprigionava ai miei sensi. Guardo il cielo della sera e avverto la forza dei lampi di un temporale lontano, non sento il fragore dei tuoni, ma intuisco la forza testimoniata da quei continui bagliori. Allora penso a Marta. Il ricordo di lei. Ripercorro in pochi istanti, le inclinazioni del suo viso, gli occhi, il suo gesticolare, la bocca mentre articola le parole. Le nuvole avanzano, ora mi è più chiara la sua sagoma e sento la carica che mi trasmette. Marta mi ha donato l’uranio. L’uranio “buono”, non quello degli uomini ma quello interiore. Quella forza inesauribile mi accompagna. Ora capisco quel che mi è successo: Marta è il mio uranio. Lo conservo come suo regalo personale. Non importa dov’è lei, dove son’io, importa ciò che di lei conservo ed una tale presenza, son sicuro, mi resterà sempre cara. Ogni spinta che sentirò, rivedrò lei che con un sorriso mi stimola e con una espressione severa mi ammonisce. Quel che mi resta? Uranio puro. E’ il regalo di Marta.
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ma il ricordo di un amore viaggia nella testa e non c'è una ragione quando cerchiamo quel che resta è come un vento di passione o una rosa rossa il ricordo di un amore ci cambia e non ci lascia
Se avessi avuto almeno un'occasione adesso che so trovare le parole ma il ricordo di un amore continua a viaggiare nella testa
Il ricordo di un amore lascia in bocca il sale ed arriva dritto al cuore senza nemmeno avvisare è in una lettera d'amore è nel canto del mare il ricordo di un amore ci parla e non ci passa
Se avessi avuto almeno un'occasione adesso che so capire le parole ma il ricordo di un amore continua a viaggiare nella testa
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Due testi, due piccole perle della recente discografia, nel mezzo uno sfogo. Si! L’autore doveva proprio dirlo, cavarlo fuori da dentro quello che sentiva. Collocare questo sfogo fra la meravigliata consapevolezza di una fine e la sensazione di un qualcosa che non passa. Lo immaginava sarebbe andata così, avvertiva da subito questa sensazione. Sapeva che quel periodo per lui non sarebbe andato mai in archivio, non avrebbe subìto alcuna sovrapposizione ma sarebbe risultato chiaro, nitido come il cielo dopo un temporale. Questo cielo chiaro oggi contribuisce a dissolvere le nebbie della vita dell’autore. Dissolve le incrostazioni che si formano nel suo cuore, è vita pulsante nelle sue vene, acqua pura nella siccità dei giorni estivi, coperta nel freddo dell’inverno.
L’autore ringrazia Marta per quei momenti, per le inclinazioni del suo viso, per i suoi occhi, per il suo gesticolare, per la sua bocca mentre articola le parole. In cielo non ci sono più nuvole, il temporale ha esaurito la sua forza, l’autore si sente bene, appoggia la penna sul tavolo e si riguarda questi fogli. Ora sente che può riposare
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