L'UOMO CHE, FERMO ALL'INCROCIO, LEGGEVA UN LIBRO di Aldo Accardo
Aldo Accardo
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'UOMO CHE, FERMO ALL'INCROCIO, LEGGEVA UN LIBRO
Senza ombra di dubbio è una persona distinta, alto, capelli bianchi folti, occhiali di marca, credo, poco più che sessantenne. La prima volta l'ho notato cinque giorni fa, fermo, poco distante dal semaforo, all'ombra del fogliame di un albero che spunta dal giardino privato di un palazzetto in via Emanuele Filiberto quasi all'incrocio con viale Manzoni. Mi sono incuriosito perchè l'uomo, non essendovi alcuna panchina, stava in piedi, immobile, con nelle mani un libro voluminoso, ad occhio e croce almeno di sei-settecento pagine, e mostrava di leggere avidamente senza alzare mai gli occhi da quelle pagine che dovevano interessargli molto. Lì per lì ho pensato: va bene, si vede che è giunto ad un punto del libro veramente interessante per cui non vuole smettere di leggere. Nulla di strano, ognuno è libero di agire come meglio crede. Due giorni dopo, poichè faccio tutti i giorni quel tratto di strada e sempre alla medesima ora del mattino, minuto più minuto meno, nello stesso posto e col medesimo atteggiamento ecco l'uomo col libro in mano che legge. Passandogli piuttosto vicino mi accorgo che deve aver letto un bel numero di pagine del librone poiché ha superato abbondantemente la metà. Chissà di che libro si tratta. Sicuramente non è la Bibbia, non è il Corano e neppure il libro della Torah giacché sono riuscito a dare una sbirciatina e dalla scrittura delle pagine in bella vista noto che è certamente un romanzo. Questa mattina stessa scena come le due precedenti. Una piccola differenza c'è però: il numero delle pagine ancora da leggere è notevolmente calato; l'uomo sta arrivando alla fine del suo bets seller. Mi viene voglia di domandargli se ha già capito chi è il serial killer ma sorvolo poiché il romanzo potrebbe essere un thriller con relative istruzioni. Prendo una decisione: domani cambio percorso. Anche perché c'è in giro un passaggio di "tortore" le quali accantonate le minigonne, forse perchè troppo lunghe o fuori moda, hanno optato per dei miscroscopici pantaloncini appartenenti, credo, ai loro fratellini o ai loro figli più piccoli. Piacevoli incontri, senza dubbio. Niente a che vedere però con quello che ho avuto circa un'ora dopo con un tale, piuttosto anziano, il quale indicandomi con un dito mi apostrofa dicendomi: = Voi siete italiano? Mi guardo intorno per vedere se con me c'è qualcun'altro ma sono solo e allora rispondo = sì certo Lui mi guarda serio e mi dice = e a me che me ne frega E si allontana nella direzione opposta alla mia. Totalmente vero e scioccante.
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