airone rosso
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\\ Blog Borgo Polesinino : Articolo

Un colpo di fortuna

Di Admin (del 19/02/2010 @ 15:48:52, in La gaia scrittura, linkato 81 volte)

UN COLPO DI FORTUNA

di Aldo il Monticiano

 
L’involucro di plastica che tutte le mattine porto con me quando esco di casa e che uso per gli acquisti che devo fare per le necessità della mia famiglia questa mattina contiene, finora, soltanto due etti di parmigiano da grattugiare. Proseguo nella mia quotidiana passeggiata attraverso le vie del rione facendo ballonzolare in modo altalenante il sacchetto e i due etti di parmigiano in esso contenuti, così, senza neppure sapere perché. Giunto nei pressi della fermata della metro mi sento picchiettare sulla spalla sinistra, mi volto e mi trovo davanti una persona fuori del comune. Un pezzo d’uomo notevolmente più alto di me, di un’età indefinibile e dall’aspetto giovanile. Il volto incorniciato da una folta barba nerissima, occhi impossibili da scrutare perché occultati da un paio di occhiali scuri, cappello borsalino di colore grigio calcato sulla fronte bassa, con indosso un giubbotto anch'esso grigio, chiuso da una cerniera lampo. Pure lui ha in mano un sacchetto di plastica con dentro qualcosa che fa lentamente dondolare avanti e indietro. Posso notare bene tutto ciò che descrivo perché lui, prima di rivolgermi la parola, mi lascia, credo volutamente, il tempo di farlo.
=Salve
=Salve, mi dica
=Questo è lo scontrino e questa è la chiave, sai quello che devi fare
Neppure il tempo di riprendermi dalla sorpresa e di leggere quello che c’è scritto nel tagliando che mi ha consegnato, alzo la testa, mi guardo intorno, niente! Nessuna traccia dell’”uomo in grigio”. Ma dov’è andato? L’unica possibilità che ho di rintracciarlo è quella di sperare che sia sceso in metropolitana e quindi scendo anch’io. Appena fatti tre scalini vedo in terra il sacchetto di plastica che quel tizio aveva in mano pochi secondi prima. Lo raccolgo e mi convinco che è proprio quello ma dentro, anziché qualcosa di commestibile, ci trovo un piccolo pezzo di mattone avvolto in una mezza pagina di giornale. Comincio ad insospettirmi e corro, secondo quello che mi permette l’età e la salute, alla ricerca dell’uomo in grigio. M’imbatto in un barbone con accanto un grosso cane, entrambi seduti in terra: lui, con la schiena poggiata al muro del corridoio d’ingresso alla metro, sta rigirandosi tra le mani un giaccone e un cappello entrambi di colore grigio fiutando questi due oggetti con il naso sul quale ha inforcato un paio di occhiali scuri. Ecco la conferma ai miei sospetti. Però non c’è la barba, Sì, perché quella che aveva sul viso, secondo il mio parere, doveva essere senz’altro finta. Continuo a girare con lo sguardo tutt’intorno a me però è perfettamente inutile. Mi chiedo il perché di quello che è successo ma non so darmene una ragione. Evidentemente sono stato scambiato per qualcun altro. Vado dal barbone per chiedergli se mi può descrivere la persona che gli ha dato quegli oggetti ma mi tocca scappare a gambe levate perché oltre a coprirmi di male parole mi aizza contro il suo cane che credevo dormisse. E adesso?
Mi reco nel vicino giardino, mi siedo in una panchina, mi guardo accuratamente intorno e comincio a riflettere. Devo cercare di comprendere qualcosa riguardo quello che mi è accaduto o che mi potrebbe accadere. Già. Chissà quali sviluppi prenderà la ”cosa”? Intanto comincio col pensare che il sacchetto “danzante”, meglio, i due sacchetti, c’entrano qualcosa e addirittura che questi sono un elemento importante, diciamo il primo indizio. Secondo me proprio loro hanno svolto la funzione di segnale di riconoscimento fra due persone che non si sono mai viste e che quindi non si conoscono. Mi viene in mente tutto ciò che ho appreso in questi ultimi dieci anni da libri e film polizieschi e di spionaggio. Devo ricordarlo poiché la faccenda lo richiede. Che ho in mano? Prima cosa ciò che m’ha dato l’uomo in grigio il quale ha usato sicuramente un travestimento per rendersi irriconoscibile mentre invece lui mi ha facilmente riconosciuto. Perché? Forse il segnale di riconoscimento è stato, per lui, il “sacchetto danzante”che avevo in mano. Seconda cosa da fare è quella di esaminare attentamente ciò che “l' uomo in grigio” mi ha consegnato. Nello scontrino leggo che è stato rilasciato questa mattina alle 8:30 a.m. dal deposito bagagli della vicina stazione ferroviaria. Se quel tale, oltre allo scontrino, mi ha dato anche una piccola chiave dicendomi pure che sapevo quello che dovevo fare la cosa più logica è andare a ritirare il bagaglio al deposito, aprirlo e vedere che diavolo spunta fuori.
Non reputo prudente andarci oggi. Potrebbe esserci qualcuno appostato nei pressi per vedere se il bagaglio viene ritirato e da chi. Lascerò passare qualche giorno. Il venerdì pomeriggio e il sabato mattina credo siano i momenti di maggior affollamento della stazione e allora…vada per sabato.
Eccomi alla stazione sabato mattina alle 9:00. C’è un viavai pazzesco di cose e persone; i bar sono stracolmi di gente che consuma brevi e veloci colazioni. In uno di questi bar, quello più vicino al deposito bagagli, riesco a prendere posto da solo, in un piccolo tavolino e ripasso a mente il piano che ho studiato a casa. Ho indossato abiti di foggia assai diversa da quelli dell’altro giorno sperando così di non essere facilmente riconosciuto. Adesso occorre contattare la persona adatta allo scopo che mi sono prefisso.
Eccola. È una ragazza sola, sottobraccio ha un paio di libri, probabilmente una studentessa universitaria fuori sede che torna a casa per il week-end ed è in attesa dell’arrivo del treno che dovrà prendere per tornarsene a casa. Lo presumo dal fatto che pur degustando un cappuccino molto lentamente consulta in continuazione il suo orologio e il quadro recante l’orario arrivi e partenze dei treni. Non mi alzo dal posto in cui sono seduto e la interpello falsando notevolmente il mio timbro di voce:
=Signorina scusi
=Prego, dica pure
Mi pare ben disposta:
=Mi deve proprio scusare ma alla mia età i problemi s’ingigantiscono…ehm…potrebbe farmi una cortesia?
=Certo, se posso, perché no
=Ecco, si tratta di questo. Io devo ritirare il bagaglio che ho lasciato in deposito, vede, quello là è il posto dove si depositano i bagagli…ehm…siccome ho un po’ di difficoltà, eh sì, le do lo scontrino. Me lo può ritirare lei? È abbastanza semplice se non le crea troppo disturbo. Mi eviterebbe una fatica anche se lieve
=Non si preoccupi, ci penso io. Spero soltanto che ci sia poca gente altrimenti rischio di perdere il mio treno
=No, no, non credo. Da qui vedo che è poco frequentato questa mattina. Ecco questo è lo scontrino per il ritiro e grazie tante in anticipo
=Prego
Tutto sta andando secondo il piano stabilito. La ragazza, tra l’altro proprio bellina, sta entrando. Ancora qualche minuto…eccola che torna verso di me con una grossa valigetta ventiquattr'ore in una mano. Prima di farle segno di avvicinarsi guardo attentamente se è pedinata da qualcuno, non si sa mai. Per precauzione mi sposto da dove ero seduto e dal fondo del bar faccio cenni alla ragazza che sta entrando…
=Eccomi, sono andato al bagno, sa, ad una certa età
=Sì, sì, capisco. Ecco il bagaglio
=Non so proprio come ringraziarla. Le posso offrire qualcosa?
=No, no, grazie adesso devo proprio andare, arrivederci
=Ah? Sì…speriamo. Arrivederci e grazie
Appena uscita la ragazza prima di prendere la valigetta indosso un paio di guanti che mi sono portato appresso per evitare di lasciare impronte. Con la valigetta in una mano ed un bastone nell’altra, simulando una finta zoppia, mi avvio verso casa. I miei saranno fuori per l’intera giornata invitati da una sorella di mia moglie. Gli ho detto che non sarei potuto andare con loro perché non mi sentivo troppo bene. Da solo in casa posso esaminare la valigetta più tranquillamente. Che ci sarà dentro? Una bomba? Non credo, perché dovrebbe esserci? Anche se mi hanno scambiato per qualcun altro, che so: un mafioso, una spia, un terrorista o un killer non credo sia possibile adottare simili metodi. Oppure sì? Poggio le orecchie sui bordi della valigetta per sentire un’eventuale ticchettio. Che idiozia, se dentro c’era qualcosa di esplodente a tempo a quest’ora il deposito bagagli era bello che saltato in aria. No, no, dentro ci deve essere per forza qualche altra cosa con le relative istruzioni su ciò che si doveva fare se fossi stato io il tizio che doveva essere contattato. Progetto di un’arma misteriosa da vendere ad una potenza straniera? Documenti segreti e pericolosi per qualche personalità importante? Basta. Se vado avanti così non aprirò mai questa benedetta o maledetta valigetta. Sempre con indosso i guanti prendo la chiave, la infilo nella serratura con molta delicatezza stando attento ad evitare qualsiasi brusco movimento come se così facendo, ove dentro ci fosse un esplosivo, io mi salvo. A volte sono proprio uno scemo. Via, coraggio, apriamo. In un millesimo di secondo apro e…chiudo con un colpo secco.
Comincio a sudare freddo…mi assale un tremito violento…non riesco a frenarmi. Cerco di alzarmi dalla sedia ma le gambe non ne vogliono sapere. Mi asciugo il sudore che m’ha invaso tutto il corpo e lentamente, molto lentamente sento che mi sto riprendendo da questa specie di shock. Forse è stato un sogno o un incubo? Sollevo nuovamente il coperchio e quello che avevo intravisto prima è realtà. Il contenuto è maledettamente reale. Un mucchio di biglietti da 500 euro ordinatamente impacchettati! Quanti saranno? Cento? Mille? La valigetta ne è completamente piena fino agli orli. Mi prende la smania di toccarli, di accarezzarli quasi ma mi freno in tempo. Un momento. Calma e sangue freddo. Che significato può avere tutto questo tesoro? Non ne ho la minima idea e nemmeno posso andarmene in giro a chiedere o a dare spiegazioni, quindi me la devo cavare da solo. Comincio a pormi delle domande: vediamo un po. Soldi da riciclare? Soldi falsi? Soldi frutto di qualcosa di disonesto che so, furti, rapine, saccheggi, sequestri di persona, tangenti? Oppure la ricompensa per qualcosa di delittuoso da compiere? Cerchiamo di conservare la calma, già ma come? Sono talmente agitato da sentirmi come in un frullatore. E mi gira anche la testa. Finalmente riesco ad alzarmi e allora decido di andarmi a preparare una tripla camomilla. Prima però richiudo la valigetta. Non si sa mai, si dovesse volatilizzare tutta quella grazia divina. Ingurgito la camomilla così velocemente che rischio di strozzarmi senza peraltro avere evitato di scottarmi. Emano lingue di fuoco come il canone a sei zampe di quel logo. Riapro la valigetta: sono effettivamente biglietti da 500 euro. Non li avevo mai visti. Sono belli però, un bel colore. Sì, sì, sono proprio belli, da vedere e da spendere…Ma come? Sempre con le mani inguantate prendo un pacchetto di quei cari 500 euro e li conto: 1,2,3,4,5,6,7…Arrivo fino a 50. Allora: 500 per 50 quanto fa? Non riesco nemmeno a fare questa semplice operazione: 500 per 50…500 per 50…fa…25.000 euro? Impossibile, sono troppi. Ma no per la miseria sono proprio 25.000. Non ce la faccio a contare anche gli altri. Sto tremando di nuovo. Sono troppo agitato. Vado a farmi altre tre camomille. Il cuore mi sta martellando il petto. Calma, calma,calma. Cerchiamo di esaminare la “cosa” con freddezza. Vediamone gli eventuali lati negativi: se sono falsi come faccio a scoprirlo? Intanto voglio accertarmi se sono tutti soldi oppure in mezzo ai pacchetti ci sono soltanto pezzi di carta. Vediamo un po’: no, no sono soltanto soldi…Insomma “soltanto” per modo dire. Poi le fascette che li tengono sono semplici strisce di carta senza alcun timbro bancario…Ma quanti saranno? Non lo voglio sapere, almeno per ora, altrimenti rischio di farmi venire un colpo. Voglio solo accertarmi che i numeri di serie non siano consecutivi…Bene, non lo sono.
Devo escogitare un piano. Sarà meglio per un po’ di tempo non uscire di casa. La scusa e bella e pronta, dirò che non mi sento bene. Mi farò crescere la barba, mi metterò un paio di occhiali da vista anche finti, poi quando deciderò di uscire eviterò di passare dalle parti in cui l’altro giorno ho fatto quell’incontro.Mi piacerebbe rendermi invisibile almeno per un certo periodo.
Quando dovrò verificare se i biglietti sono falsi andrò a cambiarli ma non in banca e neppure alla posta perché se lo fossero verrei subito denunciato alle autorità competenti. Meglio evitare. Mi conviene andare in vari negozi. Intanto, per esempio, dal fornaio dove vado quasi tutti i giorni, mi conosce bene, inventerò una scusa qualsiasi, si, tutto però a tempo debito.
Ho letto da qualche parte che quando una persona trova del denaro di qualsiasi ammontare senza che si riesce a sapere a chi appartiene e nessuno lo reclama, dopo un certo periodo di tempo, mesi? Anni? non ricordo, il “fortunato” ne diventa il legittimo proprietario. Sarà così?Lo spero, ma se nel frattempo io, considerata la mia età, “navigherò verso altri lidi” che succede? Farò in modo che, eventualmente, la mia famiglia possa godersi il gruzzolo. Come ricevere una normale eredità. Proveniente da dove, si chiederanno? Troveranno una lettera al riguardo con tutti gli opportuni dettagli.
Lascio trascorrere alcuni mesi e quindi do inizio all’operazione “money changer”. Cambio settimanalmente soldi e zone della città. Tutto fila a meraviglia. I “500” sono più che buoni, sono ottimi. In casa si chiedono come mai spendo soldi così in continuazione e dove li trovo considerata la mia pensione. Ho raccontato una frottola. Per misura cautelativa un lavoretto extra a giorni e ad ore alterni, tipo venditore porta a porta di pubblicazioni.
Funziona! Giustifico così sia il cambiamento del mio aspetto che il flusso dei soldi.
In giro, come ogni settimana, sono fermo ad un semaforo insieme ad altra gente ed attendo che diventi verde il segnale per l’attraversamento pedonale. Appena scatta siamo in molti che, nei due sensi di marcia, attraversiamo sulle strisce. Mi viene incontro un tizio grande e grosso con uno strano sguardo. Compie un’ancor più strano movimento come se sta per cadere, mi si aggrappa e nello stesso istante sento una specie di “plop”. Avverto un forte dolore al petto, all’altezza del cuore, scivolo lentamente a terra ed il tizio quasi mi ci accompagna mettendosi a gridare. Sento che le forze mi stanno abbandonando, mi sembra di non avere più né gambe né braccia. Non riesco a parlare mentre mi pare di udire grida e lamenti che tendono lentamente ad affievolirsi. Qualcuno, furtivamente, mi sta frugando in tasca. Se poco fa era mattina perché sta diventando sempre più buio…e perché mi vogliono togliere dalle mani il sacchetto?
NON LO SAPRO' MAI

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